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Natuzzi e i cambiamenti imposti dal Sarbanes Oxley Act

Natuzzi, società italiana quotata al NYSE,  come convive con il nuovo sistema normativo imposto dal Sarbanes-Oxley Act?

Natuzzi sin dalla data della quotazione, avvenuta il 13 maggio 1993, ha investito risorse e tempo nella implementazione della trasparency e della disclosure oltre che a focalizzare l’attenzione sulla qualità dei prodotti e lo stile di vita.
Questa scelta è stata premiata in termine di visibilità e corporate reputation.
L’approvazione del Sarbanes-Oxley Act, quale conseguenza dei grossi scandali che hanno scosso la comunità finanziaria americana, ha avuto un impatto operativo sulla società, come del resto su tutte le altre società, americane e non, quotate negli Stati Uniti.
Ad esempio, abbiamo ridefinito competenze e ruolo del cosiddetto “Disclosure Committee”, un comitato in cui si raccolgono una serie di competenze che sorvegliano sul corretto funzionamento delle procedure di diffusione delle informazioni al mercato e sui meccanismi di controllo interno.
L’esistenza del Collegio Sindacale unita alla presenza del Disclosure Committee, garantiscono un grado di tutela almeno equivalente a quello perseguito dalle disposizioni americane sull’obbligatorietà dell’Audit Committee.
Natuzzi come società straniera quotata al NYSE non deve sottostare a tutte le “Section” dell’Act, soprattutto quelle che si evidenziano una netta incompatibilità con la normativa italiana.
 

Le Pmi italiane alla prova del rating

E finalmente è arrivata la fumata bianca. Dopo qualcosa come sei anni di discussioni, approfondimenti, simulazioni e rinvii i governatori e i responsabili della vigilanza bancaria del G-10 riuniti a Basilea hanno dato il via libera definitivo alla cornice normativa che mira ad armonizzare i requisiti minimi di capitale ai fini prudenziali per le istituzioni bancarie e ad aumentare la trasparenza del settore.

Basilea 2 rappresenta una revisione in profondità delle norme sui requisiti patrimoniali minimi introdotte con il primo accordo internazionale, che risale al 1988 e richiede che il fabbisogno di capitale bancario in rapporto ai prestiti sia maggiormente ponderato in relazione al rischio effettivo, oltre a contenere maggiori obblighi di trasparenza per le aziende di credito.

 

Basilea2 - fidi su misura e senza ridurre i crediti

La marcia di avvicinamento a Basilea 2 è fatta d'investimenti importanti da parte delle banche, revisione dei modelli organizzativi, preoccupazioni della clientela. Tutti, dai banchieri ai bancari agli imprenditori, devono misurarsi con regole nuove, che mettono in discussione modelli consolidati. «Sarà una rivoluzione copernicana», ammette Alberto Agnelotti, direttore centrale pianificazione strategica del gruppo Bpl. E Stefano Monferrà, professore di Economia degli intermediari finanziari all'università di Parma, aggiunge: «L'effetto è positivo perché le banche sono costrette a fare investimenti importanti in settori decisivi come l'information tecnology, i metodi di analisi e valutazione delle aziende clienti, l'organizzazione interna. Senza Basilea 2 sarebbero stati rimandati per anni, anche perché mancano concorrenti esteri con cui fare i conti. Finora si vedono soprattutto i costi dell'operazione ma i ritorni non mancheranno, anche se per arrivare al break even occorre tempo». Davide Alfonsi, responsabile risk management del gruppo Sanpaolo Imi, commenta: «Lo sforzo organizzativo e informatico è notevole», come conferma Fernando Metelli, direttore risk management della Banca popolare di Milano: «Basilea 2 è un manuale di qualità dei servizi bancari. Si sa quanto costa ma non quanto rende. Il rischio è che alla fine una parte degli investimenti non abbia ritorni evidenti». Come si stanno organizzando le banche? Quali sono gli effetti dei vincoli patrimoniali in arrivo sull'offerta di credito? E che cambiamenti determinerà il sistema dei rating sulle condizioni di finanziamento? Effetti significativi si avranno sull'organizzazione interna delle banche, perché si passa dalla trattativa diretta con i singoli clienti per la concessione dei finanziamenti e i loro costi, a meccanismi più o meno automatici basati sui rating. «È la fine di un mondo - dice Agnelotti (Bpl) -. Avverrà gradualmente ma rende indispensabile il cambiamento di mentalità e finirà per pensionare una grande fetta di bancari, quelli che non si adatteranno alla rinuncia della trattativa diretta come parametro unico nella concessione dei fidi».

 

Le banche italiane si adeguano

Sul filo di lana o con largo anticipo. Nella versione più semplice o più complessa. L'attuazione dei principi di Basilea 2 non è uniforme tra le banche italiane. Rispetto alle procedure, ai tempi e alle risorse, ma non solo.

 

Banche - sì a Basilea 2

Il nuovo accordo Basilea 2 è pronto: dopo anni di dibattiti e rinvii i governatori e i responsabili della vigilanza bancaria del G-10, riuniti alla Banca dei regolamenti internazionali (Bri), hanno dato il via libera definitivo alla cornice normativa che mira ad armonizzare i requisiti minimi di capitale per le istituzioni bancarie e ad aumentare la trasparenza del settore.

 
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