Al contrario, altre società hanno comunicato le proprie previsioni per l’anno in corso. Ad esempio, Home Depot, retailer americano, stima che il proprio fatturato e EPS scenderanno rispettivamente del 9% e del 7% nel 2009, mentre Reckitt Benckiser, concorrente di Unilever, confida di poter incrementare il proprio fatturato del 4%.

Secondo molti operatori emettere simili obiettivi è pericoloso e insensato: con l’industria bancaria catatonica da un lato e con i consumatori sempre meno propensi all’acquisto dall’altro, il mondo è talmente sottosopra da far diventare obsoleto qualsiasi obiettivo finanziario prima ancora che si asciughi l’inchiostro sul relativo comunicato stampa.
Inoltre, qualora le società, non avendo raggiunto i target dichiarati, emettessero un “mea culpa”, gli investitori si vendicherebbero sui loro titoli, con conseguenze disastrose sui prezzi. Onde evitare una simile punizione, i manager allora saranno tentati di guardare solo al breve periodo, ad esempio tagliando gli investimenti in R&S o in nuovi impianti, pur sapendo che tale comportamento potrebbe danneggiare la società nel lungo periodo.

Certo, le suddette obiezioni non significano necessariamente che le società debbano smettere di dare previsioni. Infatti, aziende che evitano di fornire previsioni potrebbero essere oggetto di ulteriore scrutinio da parte degli azionisti, ritenendo che il management sia impreparato o voglia utilizzare la crisi finanziaria come una scusa per non definire degli obiettivi del cui mancato raggiungimento potrebbero essere considerati responsabili.
Pertanto, i manager devono fare ricorso a tutti gli strumenti a loro disposizione per capire quale potrà essere lo stato dell’economia nei prossimi mesi e stabilire degli obiettivi plausibili per le società di cui sono alla guida. Inoltre, è bene che preparino dei piani di emergenza nell’ipotesi di una drastica diminuzione del fatturato, tali da permettere di tagliare costi senza danneggiare investimenti vitali.

Diverso è invece il prezzo che le società potrebbero pagare se non dovessero raggiungere, per cause a loro esterne, i target precedentemente comunicati. A questo proposito, occorre considerare in primis la tipologia di numeri che le aziende comunicano. Anche in tempi migliori stime precise e accurate erano di minore utilità rispetto alla descrizione dell’impatto sul business di eventuali variazioni nei principali fattori di successo. Va da sé che, dato lo stato disastroso dell’economia globale, è opportuno comunicare le possibili conseguenze sui più importanti indicatori finanziari. Alcune imprese potrebbero essere tentate di dare intervalli di stime eccessivamente ampi, inducendo gli investitori a pensare che il top management non abbia una visione chiara del business.

Occorrerà un notevole sforzo per convincere la comunità finanziaria della sensatezza di fornire un intervallo di possibili risultati, anziché dati puntuali. In tutto questo sconvolgimento una previsione sicura per il 2009 c’è: gli IR manager saranno più occupati che mai.

 

Fonte: Economist, 26 febbraio 2009