Cosa sono le Investor Relations?

Per trovare una definizione corretta occorre risalire ai mercati anglosassoni, patria delle Investor Relations, quelle vere, quelle che aggiungono significato ai numeri, convincono gli investitori della bontà dell’investimento azionario, rispettano i dettati normativi, sanno cosa significa valutare un titolo quotato, si rivolgono al target corretto di investitori, danno risultati misurabili nel tempo, in termini di flottante, di qualità dell’azionariato, di liquidità del titolo e anche, scorporati tutti i fattori esogeni, di trend.

Da sempre mi occupo di IR, fin dalla loro nascita in Italia, aiutando la dottrina a svilupparsi insieme alla pratica. E ho assistito ad una importante evoluzione, ad una cultura della trasparenza che indubbiamente è cresciuta negli ultimi anni. Ma rilevo spesso che in questo ambito viene “improvvisata” una funzione in azienda o, ancora peggio, affidata a strutture incapaci di comprendere la dinamica dei numeri, le logiche di investimento, le norme che sottostanno alle tematiche di “price sensitivity”, con il risultato che tale attività riduce il suo valore che invece dovrebbe essere al primo posto nella mente degli imprenditori che vogliano occuparsi del proprio titolo.

Imparare a parlare con il mercato azionario nella stessa lingua per conquistare una credibilità duratura penso sia la vera “mission” delle Investor Relations. Ma questo processo non si improvvisa. Spesso, per le società quotate specie di piccole dimensioni occorre trasformare l’approccio dell’imprenditore che da timido comunicatore diventi abile intrattenitore di mercato, portavoce coraggioso e autorevole che trasmette le proprie strategie di business: in modo corretto e, per dirla all’americana, “fair”.

E non solo: oggi le Investor Relations sono coinvolte nel movimento di riforma delle informazioni in atto a livello internazionale e della credibilità del mercato finanziario.

La sensibilità al tema della riorganizzazione del sistema delle regole a protezione degli investitori dagli abusi del mercato finanziario è invocata da più parti: “A new foundation: Rebuilding financial supervision and regulation” è il titolo della riforma finanziaria del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama; “standard setter” è la parola d’ordine del G20 di Pittsburg; “grande trasparenza sulla reale situazione dei soggetti presenti sul mercato e quindi attendibilità dei dati e delle informazioni fornite e loro capacità di rappresentare adeguatamente e compiutamente gli andamenti gestionali” sono i richiami del presidente della Consob Lamberto Cardia.

Disciplina complessa? Meritevole della giusta professionalità.

 

Anna Lambiase

Dottore Commercialista – Amministratore delegato IR TOP Consulting