Borsa Italiana quantifica come il peso relativo delle azioni italiane quotate detenute in modo diretto dalle famiglie italiane sia quadruplicato nel periodo 1995-2000, passando dal 2% all’8% del totale delle attività finanziarie. A fine 2000, gli investitori retail italiani detengono direttamente un quarto dell’intera capitalizzazione di Borsa che supera il 35% considerando anche la partecipazione indiretta attraverso i fondi comuni di investimento e altri investitori istituzionali.  La novità dell’indagine di Borsa Italiana è quella di prendere in considerazione la popolazione degli investitori in azioni italiane quotate e, in seconda battuta, in strumenti derivati azionari. La survey descrive le caratteristiche socio-demografiche dei suddetti investitori, ne valuta i comportamenti di allocazione del risparmio e la struttura del portafoglio, le motivazioni dell’investimento in azioni, la tipologia di intermediari utilizzati nonché i canali di formazione ed informazione consultati.

Il profilo dell’investitore

 

Coloro che hanno negoziato nel corso degli ultimi due anni azioni italiane quotate sono soprattutto maschi (65,3%) e residenti nel Nord Ovest (44,1%), di età compresa tra i 30 e i 50 anni (57%), imprenditore o libero professionista (22,0%) e impiegato (24,9%). Il 29,2% è laureato, il 53,4% ha un diploma di scuola media superiore. La situazione economica della famiglia è percepita dall’investitore come solida (l’83,2% riesce a risparmiare) e il 47,6% si attende un miglioramento. L’intervistato è un investitore “moderatamente conservatore” (43,6%).

 

 

La composizione e la movimentazione del portafoglio azionario

 

Relativamente alle decisioni di portafoglio, le azioni maggiormente negoziate sono le blue-chip (menzionate dall’88,4% degli intervistati); seguono le azioni del Nuovo Mercato (31,7%) e le mid e small caps (20,8%). Le azioni italiane quotate pesano per il 32,2% in portafoglio.

 

 

Le motivazioni all’investimento e le azioni negoziate

 

L’esperienza dell’investimento in azioni inizia nel maggior numero dei casi (63,0%) oltre due anni fa e il 64,6% degli intervistati indica la privatizzazione di una società pubblica come il momento di acquisto delle azioni.

 

Tra le motivazioni che hanno indotto a iniziare a investire in azioni, le più citate sono: ottenere rendimenti migliori, realizzare rapidi guadagni e diversificare il proprio portafoglio.

 

 

I canali utilizzati per la negoziazione e le fonti di informazione

 

L’investitore in azioni italiane quotate rivendica un’ampia autonomia decisionale e gestionale del suo portafoglio. Nel 46,3% dei casi decide autonomamente quando e come movimentare. La banca tradizionale è il principale canale di realizzazione degli investimenti (69,0%), il 22,7% degli investitori menziona i promotori finanziari mentre il 10,4% utilizza sistemi on-line forniti dagli intermediari. Il 79,2% degli intervistati effettua le proprie operazioni di persona presso la banca o negli uffici della rete di vendita.

 

 

Gli investitori in strumenti derivati azionari

 

Gli investitori in strumenti derivati azionari costituiscono una nicchia numericamente esigua dei risparmiatori. Solo il 6,7% degli investitori in azioni italiane quotate dichiara di aver negoziato strumenti derivati azionari nel corso dei due anni precedenti. Tra gli strumenti negoziati appare netta la dominanza dei covered warrant (70%); il 46% degli intervistati cita i futures tra gli strumenti derivati negoziati e per il 42,1% i futures sono i prodotti derivati al primo posto in portafoglio.

 

Coloro che negoziano in strumenti derivati sono soprattutto maschi (80%), con un titolo di studio medio-alto. In tre casi su cinque hanno un’età inferiore ai 40 anni e in due sono liberi professionisti.

 

Dopo l’11 settembre 2001

 

Secondo un recall il 50% degli intervistati ritiene immutata la propria attitudine nei confronti dell’investimento azionario.

 

L’analisi completa è disponibile sul sito di Borsa Italiana