Perché si è sentita la necessità della stesura di un documento che misurasse il Capitale intellettuale.

Il Bilancio dell’Intangibile nasce come risposta a due fattori primari: 1. una domanda esterna di conoscenza, di correttezza e di trasparenza, non solo in risposta agli avvenimenti americani (vedi il caso Enron) ma come nuova cultura per fare del bilancio una lente attraverso la quale i vari Stakeholder possano leggere la realtà dell’azienda. 2. L’altro grande fenomeno, di carattere strategico è la consapevolezza di passare da un economia di servizi a un’ economia della conoscenza.

Da questa logica consegue che è necessario reinventare il bilancio e farlo diventare  non solo un obbligo formalmente corretto, che risponda a tutte le normative, ma uno strumento di relazione, un’opportunità per farsi conoscere in profondità.

Per questa ragione sta “emergendo  il bilancio come ponte tra presente e futuro e non come ponte tra presente e passato” . Nel momento in cui vengono indicate le scelte prospettiche dell’azienda il bilancio diventa uno strumento di utilità conoscitiva a tutti livelli, non semplicemente la presa d’atto di ciò che ha fatto l’azienda in passato.

In questo senso l’attenzione al bilancio non come documento, ma come evento di comunicazione diventa centrale: pensiamo ad esempio al passaggio da parte delle banche dal Bilancio di esercizio al Bilancio sociale. Anche in questo caso si va nella direzione generalizzata della concezione dell’impresa, non più come soggetto economico, ma come soggetto a forte responsabilità sociale, e di conseguenza la rendicontazione sociale rappresenta una concretizzazione di questa responsabilità. Il bilancio diviene un occasione di scambio e di relazione: il modo di presentare l’azienda. Non è un elemento di “numeri” ma una narrazione  complessiva sull’azienda, dove i numeri rappresentano solo una componente.

Nel passaggio dall’economia dei servizi all’economia della conoscenza l’elemento centrale è rappresentato dalle persone e dallo scambio di competenze e informazioni quali elementi primari per lo sviluppo delle imprese.

 

Cosa significa porre al centro dell’impresa la conoscenza delle persone?

L’insieme di conoscenze, esperienze, competenze, abilità, agilità, percorsi scolastici,ovvero di quello che comunemente si definisce “capitale intellettuale”  ha assunto un ruolo centrale: le imprese si connotano per la qualità delle loro persone.Tutto questo ha prodotto però un limite importante: il capitale così definito termina alle sei del pomeriggio, perché essendo patrimonio delle persone le accompagna, ed è per questa ragione che le imprese tendono a far diventare il capitale intellettuale anche capitale intellettuale strutturale: ossia un patrimonio dell’azienda che si affianca e si allinea  a quello storico rappresentato dai brevetti, dal know how, dai sistemi informativi, dai processi interni, dall’innovazione tecnologica. L’obiettivo dell’azienda deve essere quello di innescare un doppio circuito che farà crescere il capitale intellettuale nelle persone e nell’organizzazione.

Terzo elemento importante all’interno di questa logica, riguarda la competitività delle imprese: il capitale di reputazione.

Le imprese e di conseguenza le persone che realizzano le imprese sono investite da un percorso di giudizio: la reputazione delle imprese da parte dei vari stakeholder rappresenta un patrimonio.

L’impresa considerata positiva, credibile, trasparente, è un impresa che merita fiducia da parte del mercato. Se non è in grado di documentare, di esprimere tutto questo è un impresa che naviga a vista.

Il capitale di reputazione, insieme al capitale di relazione, rappresenta l’elemento centrale che oggi connota le imprese.

Il capitale relazionale garantisce il presente e futuro delle imprese: a seconda della qualità, dell’incidenza, dello sviluppo delle relazioni, le imprese sono in grado di costruire il proprio futuro.

Più un impresa consolida le relazioni e le considera elemento fondamentale, più il suo interlocutore acquisisce la consapevolezza della partnership con l’azienda: al contrario l’azienda continuerà ad avere interlocutori che scelgono secondo logiche solo di interesse e convenienza.

 

Tutta questa serie di elementi vanno a confluire in un unico aspetto : la creazione di valore per gli stakeholder

 

E’ corretto ritenere che le attuali metodologie di valutazione siano basate sul valore che l’azienda è in grado di produrre per gli azionisti, i partner, la collettività, alle istituzioni?

 

Il bilancio degli intangibili ha evidenziato questa nuova cultura, un nuovo approccio all’impresa considerata una macchina vocata a produrre non solo profitto economico,ma valore, dove la dimensione economica non è e non deve essere l’unica chiave di lettura.

Il bilancio degli intangibili deve documentare la ricchezza delle persone (intellettuale, manageriale, caratteriale) e deve esplicitare la ricchezza posseduta dall’organizzazione che si compone di tutti gli elementi strutturali, ma anche la ricchezza esterna dell’impresa: la sua reputazione, i giudizi e la qualità delle relazioni.

 

Attraverso questo documento, massima espressione di trasparenza si crea un’occasione di scambio e di profonda conoscenza dell’azienda.