L’etica degli affari è diventato negli ultimi anni uno dei temi più dibattuti e di maggiore attualità nel mondo della finanza. Uno dei fenomeni di maggiore impatto sociale, rientrante nella sfera delle scelte etiche, è il SRI.
Il Socially Responsible Investing è una nuova filosofia: investire i risparmi nel rispetto di principi etici generalmente riconosciuti dalla morale e dalla società, effettuando una approfondita analisi e un’attenta selezione degli emittenti oggetto dell’investimento.
Nelle scelte di “investimento socialmente responsabile” si intrecciano principi sociali, finanziari (crescita e creazione di valore economico) e di rispetto dell’ambiente.

Per quanto riguarda i principi sociali, il SRI si orienta a:
– crescita economica;
– sostegno e promozione dello sviluppo;
– benessere sociale;
– migliore qualità della vita.

Da un punto di vista economico e finanziario, il SRI è uno strumento di creazione del valore e di riduzione del rischio. Il rispetto nella selezione delle società oggetto di investimento di alcuni rigorosi criteri di responsabilità sociale e di perseguimento di uno sviluppo sostenibile, fa sì che i soggetti individuati siano meno rischiosi e che garantiscano performance meno volatili e, in ogni caso, soddisfacenti.

In tempi recenti è avvenuto inoltre un radicale cambiamento di indirizzo:
– si è smesso di considerare l’investimento socialmente responsabile come un forma di impiego residuale per i risparmiatori e come un mero strumento di marketing per le imprese;
– non si parla più esclusivamente di beneficenza (Charity), bensì di una vera e propria attività di gestione alternativa del risparmio;
– la performance finanziaria degli strumenti etici è spesso superore alla media grazie soprattutto alla riduzione di rischiosità percepita.

Le forme nelle quali può concretizzarsi una scelta di investimento etico sono:
a) screening negativo: esclusione dal portafoglio titoli di imprese considerate socialmente irresponsabili;
b) screening positivo: supporto alle imprese ritenute etiche e responsabili, che contribuiscono a realizzare uno sviluppo sostenibile;
c) shareholder activism: pressione alle imprese da parte degli azionisti affinché non realizzino investimenti in paesi considerati illiberali e affinché modifichino le proprie politiche aziendali non corrette;
d) community giving: supporto finanziario ad associazioni sociali o ambientali e promozione di iniziative socialmente responsabili.

Lo sviluppo della Finanza Etica trova le sue radici nella comprensione della pluridimensionalità del valore di impresa: dimensione economica, dimensione competitiva, dimensione etico-sociale-ambientale.
La novità sta nell’aver riconosciuto l’esistenza di una dimensione etica del valore aziendale, derivante dai comportamenti socialmente responsabili di impresa in grado di catturare il consenso duraturo degli stakeholder.
Una società non deve più quindi essere valutata esclusivamente sulla base della performance economico-finanziaria e competitiva, bensì con riferimento anche alla performance sociale e ambientale.
Al fine di una valutazione etica delle imprese può essere utile ad esempio l’assegnazione di un rating sulla base di un sistema di parametri di misurazione delle diverse dimensioni aziendali. Il rating etico dovrebbe rappresentare un giudizio sintetico sul titolo oggetto di investimento, che riflette una valutazione basata su criteri finanziari, sociali e ambientali: si intende valutare la capacità dell’impresa di creare valore non esclusivamente per l’azionista, ma per tutti gli stakeholders dai clienti ai fornitori, dai lavoratori sino alla comunità locale e alla collettività nel suo complesso.

La finanza etica rappresenta indubbiamente la nuova frontiera del risparmio gestito: utilizza i prodotti di risparmio tradizionali, discriminandoli però sulla base di criteri ambientali, sociali ed economici e orientandosi alla ricerca di uno sviluppo sostenibile.
Lo SRI può essere vantaggioso sia per i risparmiatori che per le imprese.
Agli investitori offre la possibilità di conciliare obiettivi di performance finanziaria, con obiettivi etici (finanziare le imprese eticamente responsabili).
Alle imprese consente di migliorare l’immagine, ottimizzare le relazioni, fidelizzare gli stakeholders, ridurre i rischi sia operativi che relazionali.
Le scelte aziendali orientate allo sviluppo sostenibile creano valore, poiché stabilizzano la performance di lungo periodo, riducono la volatilità dei flussi e la rischiosità percepita dell’azienda e, di conseguenza, permettono di ottenere finanziamenti ad un costo di raccolta del capitale inferiore.
La finanza etica è dunque una opportunità concreta per l’economia, in grado di innescare un circolo virtuoso che coinvolge le imprese, i risparmiatori e tutti i restanti stakeholders.

EVIDENZE EMPIRICHE

Il peso del Social Responsible Investing in Europa sta crescendo rapidamente, ma la vera patria dell’investimento etico sono gli Stati Uniti: si è iniziato a parlare di “investimenti socialmente responsabili” sul mercato US negli anni ’70, in risposta ai movimenti di protesta contro la guerra e contro le discriminazioni razziali e religiose. I risparmiatori iniziarono a manifestare l’esigenza di far sentire “la propria voce” anche attraverso le scelte di allocazione delle risorse finanziarie possedute.
Il primo paese europeo a seguire l’esempio degli Stati Uniti è stata la Gran Bretagna.
Ora esistono fondi etici in tutto il mondo, che si stanno diffondendo ad un tasso di crescita elevatissimo.
Con riferimento a dati del 2001, si osserva che il 90% del patrimonio in fondi etici è gestito dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.
L’Italia ha un volume rilevante di patrimonio gestito, ma un numero limitato di fondi etici. Il tasso di crescita previsto per i prossimi anni è molto elevato, considerate le profonde tradizioni religiose del popolo italiano.
Si rileva infine l’ottimo andamento finanziario dei fondi in questione e, in particolare, degli indici SR relativi: sia il Domini 400 Social Index (US), sia l’Ehical Index Euro (EU), sia infine l’Ethical Index Global hanno spesso sovraperformato rispetto agli indici base del mercato di riferimento.

Michela Del Molino, Redazione IR TOP