La costruzione di una società che sia al contempo competitiva e solidale rappresenta una sfida importante che richiede la convergenza di azioni di governo e di iniziative del settore privato.

La finalità degli investimenti socialmente responsabili, oggi oggetto di crescente attenzione da parte del mondo della finanza tradizionale, è quella di promuovere la responsabilità sociale pur garantendo rendimenti finanziari non inferiori a quelli medi.

Tale forma di allocazione delle risorse cerca di raggiungere i suoi obiettivi attraverso la valutazione delle conseguenze sociali e ambientali degli investimenti, all’interno di un contesto di rigorosa analisi finanziaria.

L’ISR si esplica attraverso la selezione di titoli di imprese che rispettano criteri di responsabilità sociale, che svolgono cioè, la propria attività nella massima trasparenza e mantenendo relazioni leali nei confronti dei propri stakeholders, quali per esempio i dipendenti , gli azionisti, i clienti ed i fornitori, le comunità in cui sono inserite e l’ambiente.

 

 

ATTUAZIONE DI UNA STRATEGIA ISR: OPZIONI E ASPETTI PROBLEMATICI

 

 

La valenza sociale e la natura non speculativa orientata al lungo periodo degli ISR rendono tale forma di investimento particolarmente adatta ai Fondi Pensione (FP).

Un approccio di investimento a lungo termine, in particolare, consente di instaurare con le società partecipate un rapporto più stretto non basato su una mera speculazione di breve periodo, ma su investimenti di tipo strategico con orizzonti temporali più lunghi. Si creano pertanto le premesse per un coinvolgimento delle imprese in un processo di sensibilizzazione nei riguardi dei temi della responsabilità sociale e, in seguito, per l’implementazione dei programmi e delle politiche necessarie.

In via empirica si constata la coerenza tra il comportamento sociale e ambientale delle imprese e le buone prestazioni finanziarie del titolo. E’ infatti plausibile pensare che una gestione aziendale proattiva da un punto di vista sociale e ambientale sia potenzialmente in grado di creare valore aggiunto in termini di asset intangibili. L’implementazione di una sana ed efficace politica di Corporate Social Responsability può proteggere un’impresa da diverse tipologie di rischio, come ad esempio il rischio di richiesta di risarcimento per danni ambientali. Più in generale, una politica di gestione attenta alle esigenze dei vari stakeholders è in grado di scongiurare tensioni sociali o altri episodi di protesta che possono danneggiare l’immagine e la redditività dell’impresa.

 

 

 

IMPLEMENTAZIONE DI UNA STRATEGIA DI ISR

 

SCREENING

 

Le peculiarità che caratterizzano un ISR sono da ricercarsi nel processo di costruzione di portafoglio che viene integrato con analisi del comportamento sociale ed ambientale delle società prese in esame (screening).

L’obiettivo dello screening è quello di arrivare ad una valutazione che tenga conto delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: secondo l’approccio della tripla bottom line economica, ambientale e sociale. L’aspetto più critico del processo è rappresentato dalla definizione della griglia di criteri da adottare; la composizione del portafoglio è, infatti, funzione delle regole di scelta individuate ex-ante.

 

 

Scelta dell’approccio

La prassi applicativa ha portato alla definizione di due approcci metodologici: l’uno si basa su criteri negativi (screening negativo), l’altro su criteri positivi (screening positivo).

Con criterio negativo si intende una condizione, o una serie di condizioni che, ove si verificano, comportano l’esclusione della società in esame. I fattori presi in considerazione possono riguardare le caratteristiche generali di un settore economico o il comportamento specifico di una società. Con criterio positivo, invece, si intende una condizione, o un insieme di condizioni che, se soddisfatte, portano a selezionare la società in esame. Questa ottica di analisi premia tutte le società che si distinguono per atteggiamenti particolarmente positivi in termini di responsabilità sociale. L’utilizzo dei criteri negativi è più semplice e implica una valutazione relativamente oggettiva. Il limite di un approccio basato esclusivamente su criteri negativi consiste nella scarsa incisività che se ne ricava in termini di promozione di una responsabilità sociale diffusa. La mera esclusione preserva il senso di moralità dell’investitore ma non lo rende attore attivo del cambiamento.

 

 

Criteri generalmente presi in considerazione

I criteri che sono comunemente presi in considerazione nell’attività di screening sono il frutto di valutazioni derivanti dalla sensibilità degli individui verso diverse tematiche. Le scelte di esclusione possono derivare da comportamenti che una società mette in atto a prescindere dal settore di attività in cui opera. Ad esempio si possono escludere società che violino o che abbiano violato i diritti umani, oppure che dimostrino una scarsa attenzione verso l’ambiente. Può essere causa di esclusione la mancanza di un codice etico o di corporate governance.

Nello screening effettuato in base a criteri di preferenza le aziende vengono analizzate in termini positivi cercando di individuare quelle società che si distinguono in termini di responsabilità sociale. I criteri di preferenza si basano sulla qualità dei rapporti che le imprese valutate intrattengono con i propri stakeholders.

Una riflessione a parte merita l’analisi dei Paesi emittenti. Tipicamente si fa riferimento alla capacità dei Governi di valorizzare il capitale umano, il capitale naturale e il capitale sociale.

 

 

La responsabilità del FP consiste nell’individuare quei criteri che meglio riescono ad esprimere il comune sentire degli stakeholders, a partire da quelli primari cioè gli aderenti. Il problema che si pone al CdA di un Fondo negoziale consiste nella capacità di cogliere le istanze degli aderenti in modo da tradurle nel processo di definizione della politica e conseguentemente della strategia. Raccogliere pareri su temi così complessi non è però semplice e richiede un grande sforzo di comunicazione ed un’altrettanto grande capacità di ascolto e di sintesi.

L’obiettivo ineludibile del FP deve rimanere quello di perseguire le prestazioni finanziarie in grado di garantire le aspettative previdenziali degli aderenti. Il compito principale di chi ne è a capo consiste nel dedurre dai dati di responsabilità sociale degli indicatori di successo finanziario delle imprese partecipate. In alcuni casi, si ricorre al concetto di criteri universalmente riconosciuti che fa riferimenti a standard ricavati da dettami di convenzioni internazionali (FP svedese APT7).

 

Se da un lato questa strategia di investimento offre delle opportunità interessanti per un fondo pensione, implica altresì alcune questioni di carattere organizzativo che possono ostacolarne la realizzazione. In primo luogo, rilevano i costi legati all’ulteriore analisi del profilo sociale/ambientale delle imprese, necessaria per integrare le elaborazioni che discendono dall’analisi finanziaria. L’analisi della responsabilità sociale è in sé più onerosa perché va ad investigare aree complesse con forti componenti di interpretazioni qualitativa.

Un elemento chiave dell’analisi della Responsabilità Sociale (RS) è il ricorso a fonti che devono necessariamente essere diverse, spesso in contraddizione tra loro e talvolta informali.

Questo tipo di monitoraggio deve essere mantenuto costantemente aggiornato e alla struttura che lo produce è richiesto un continuo lavoro di manutenzione. E’ dunque evidente che determinante ai fini della bontà del processo di analisi è la qualifica degli analisti. Di certo, l’analisi della RS è in grado di evidenziare delle aree di opportunità e di rischio che l’analista finanziario non coglie basandosi sui dati puramente economico-finanziari.

 

 

Un aspetto che può contribuire a rendere in qualche misura problematica l’implementazione di una strategia ISR è rappresentato dalla natura e dalla tipologia del prodotto finanziario desiderato dal fondo pensione. Nel caso di prodotti SR caratterizzati da semplice screening negativo, il compito del gestore non si discosta da una gestione di portafoglio tradizionale, semplicemente l’universo di partenza è più piccolo. Se si ricorre a forme di ISR più evolute come lo screening positivo, il gestore dovrà possedere la capacità di complicare l’analisi aggiungendo il parametro responsabilità sociale.

Un portafoglio selezionato sulla base di criteri negativi di esclusione potrebbe soffrire di un insufficiente grado di diversificazione, e, dunque, di un grado di rischiosità più elevato. In realtà, un approccio laico ai temi trattati porta a considerare uno scarso livello di RS come un fattore di rischio innanzitutto finanziario. Gli investitori SR ritengono che nel lungo termine la reputazione e la lealtà nei confronti degli stakeholders rappresentino un fattore di vantaggio competitivo e che quindi un investimento “paziente” in titoli di buona qualità alla fine paghi. Di conseguenza anche un approccio di semplice esclusione, non comporta necessariamente un aumento del rischio finanziario, ma potrebbe addirittura diminuirlo perché sono escluse le imprese finanziariamente più rischiose.

 

 

ENGAGEMENT O AZIONARIATO ATTIVO

 

L’engagement è una pratica finalizzata a coinvolgere un’impresa in un processo di sensibilizzazione verso i temi della responsabilità sociale; può essere un semplice tentativo di dialogo con la società oppure un intervento più significativo attraverso l’esercizio del diritto di voto in capo all’investitore (shareholder activism).

Le modalità attraverso le quali l’attività di engagement può essere condotta sono molteplici: coinvolgimento dell’impresa su problematiche più o meno specifiche attraverso la programmazione di incontri periodici o saltuari con il management della società e, qualora le problematiche oggetto di intervento richiedano un’azione immediata, intervento della stessa opinione pubblica.

Simili modalità operative richiedono un impegno significativo ed oneroso, sia in termini di esercizio di una pressione continua sia per l’implementazione di un sistema di monitoraggio degli interventi attuati dall’impresa.

Il limite dello scarso peso relativo di un fondo pensione viene affrontato attraverso forme di collaborazione fra investitori istituzionali, che si uniscono in cordate, riuscendo altresì a ridurre i costi di una campagna di questo tipo.

 

 

ASPETTI PECULIARI DI UN FP-SR

 

A) Scelta del benchmark

Il benchmark è lo strumento che descrive il profilo di rischio-rendimento del portafoglio gestito e che rappresenta il termine di confronto rispetto al quale vengono valutati i risultati conseguiti. Il fondo pensione ha la possibilità di scegliere di adottare un indice SR, ovvero un indice tradizionale: il Dow Jones, ad esempio, ha introdotto una famiglia di indici Dow Jones Sustainability Indexes che rilevano le performance reddituali delle migliori aziende internazionali definite sostenibili in base ai prodotti e servizi offerti, agli impatti ambientali e alla gestione delle risorse umane tra le 2500 appartenenti al Dow Jones Global Index.

La scelta di un indice di questo tipo neutralizza l’effetto dell’utilizzo di criteri di responsabilità sociale ed evidenzia la capacità del gestore di concentrarsi sui rendimenti finanziari.

L’adozione di un benchmark tradizionale, invece, sembra suggerire che il fondo pensione abbia deciso di attribuire al gestore un mandato più generale. Il confronto dei risultati di gestione con un benchmark tradizionale è in grado di evidenziare il contributo del gestore, anche per quelle decisioni di investimento in base ai principi di responsabilità sociale, secondo quanto delegato dal fondo pensione.

 

 

B) Selezione e valutazione del gestore

Come per la scelta del benchmark, il FP ha a disposizione due modelli gestionali:

  • – il primo caratterizzato dalla individuazione di criteri molto precisi cui corrisponde, in sede di attuazione delle strategie di investimento, una politica di gestione sostanzialmente passiva che segue uno schema di regole definite ex-ante dal Cda;
  • – il secondo caratterizzato dalla definizione meno rigorosa di criteri cui corrisponde l’attribuzione di un mandato più generale che conferisce al gestore un maggior grado di libertà e discrezionalità.

Il primo modello non richiede al gestore conoscenze specifiche in ambito di ISR. Il secondo modello, invece, presuppone, che i margini di manovra del gestore siano maggiori; in questo caso le competenze e le esperienze in ambito di ISR assumono senza dubbio un valore significativo.

Nel processo di selezione del gestore, non va sottovalutata la sua stessa reputazione in termini di responsabilità sociale. Il fatto cioè che il gestore esprima nella propria prassi aziendale i principi che gli viene richiesto di applicare, può essere un indicatore di garanzia per la qualità del lavoro.

 

C) Regole di trasparenza nella gestione

Ai fini del coinvolgimento degli aderenti al FP nella fase di definizione dei criteri è necessario implementare adeguati processi di comunicazione. Il coinvolgimento garantisce da un lato una legittimazione dell’operato del Cda o del gestore e dall’altro alimenta le riflessioni del Cda stesso. Si discute sull’opportunità di replicare all’interno del FP la pratica, più diffusa presso i fondi di investimento retail, soprattutto in Italia, di affiancare al Gestore un Comitato Etico. Tipicamente, il ruolo di questi comitati è consultivo e lo scopo della loro istituzione è garantire i portatori di interessi sulla serietà e affidabilità del processo di gestione.

 

D) Passaggio da un gestore tradizionale ad un gestore SR

Nel caso di un FP di nuova istituzione è possibile sviluppare un prodotto che già incorpori tutte le peculiarità di un ISR. Qualora invece il FP sia già attivo occorre compiere una serie di operazioni per garantire la coerenza di tutti i passaggi. Innanzitutto, va verificata l’esistenza di eventuali ostacoli giuridici contenuti nello statuto. Successivamente, una volta messa a punto la politica di investimento, può rendersi necessaria la revisione dei mandati di gestione, ai fini di assicurarne la coerenza con le nuove strategie.

 

 

L’EVOLUZIONE DEI FP-SR: IL CONTESTO, LA NORMATIVA

 

Negli ultimi anni i FP hanno sviluppato una crescente attenzione nei confronti degli ISR. Lo stile di investimento tipicamente adottato dai FP, d’altronde, ben si coniuga con l’approccio degli ISR. In Italia i FP non rappresentano ancora una realtà consolidata ed hanno in genere dimensioni piuttosto piccole. Anche se questo mercato in Italia è in fase di sviluppo esistono già casi di FP che prendono in considerazione elementi di responsabilità sociale.

Fatta eccezione per la Gran Bretagna, l’ISR in Europa si identifica principalmente con l’attività di screening. Le potenzialità legate allo sviluppo di attività di engagement e shareholder activism non sono ancora state prese nella dovuta considerazione, probabilmente a causa della debolezza dei sistemi di corporate governance delle imprese, che non facilitano la partecipazione degli investitori istituzionali. Questa situazione indica una inferiore maturazione del mercato nel suo complesso, rispetto al contesto americano: da un lato, gli investitori sembrano mantenere ancora delle riserve in ordine al pieno utilizzo del potere di cui dispongono in qualità di azionisti; dall’altro lato le imprese quotate non sempre interpretano la spinta degli ISR come un driver cruciale nell’orientamento delle loro politiche. Inoltre, un ulteriore inerzia legata alla assimilazione di politiche di CSR è legata alla necessità di implementare un sistema di gestione e di reporting ad hoc.

 

Tra gli elementi di contatto tra i FP e gli ISR viene spesso sottolineata la coerenza dello scopo sociale intrinsecamente espresso nell’istituto pensionistico, con le finalità di una modalità di investimento che mira a promuovere pratiche responsabili da parte di un soggetto economico chiave per l’intero sistema, quale è l’impresa.

L’introduzione di FP-SR, inoltre, rafforza l’innovazione portata dai FP e genera una serie di modificazioni al sistema finanziario e sociale, interessando soggetti diversi. Sino ad ora la normativa nel caso degli ISR ha ratificato l’avvento di un fenomeno, piuttosto che averne stimolato la nascita, ma è ad oggi uno degli elementi chiave per permetterne un ulteriore sviluppo. In Europa è in corso un vivace dibattito sull’opportunità di un intervento legislativo a supporto degli ISR.

Non meno importante nel contesto globale è la funzione di equilibrio che l’ISR, in particolare quello gestito dai FP, potrà esercitare sui mercati finanziari internazionali, favorendo i finanziamenti stabili di lungo periodo, contribuendo a stabilizzare e regolamentare i mercati e generando, quindi, un sistema finanziario più equo e trasparente.

D’altra parte, c’è chi ritiene che l’attività dei FP non possa essere caricata di ulteriori finalità rispetto a quelle primarie, cioè di perseguire prestazioni finanziarie capaci di garantire un reddito ai futuri pensionati. Da questo punto di vista, si potrebbe riconoscere un senso all’introduzione di criteri di ISR solo nella misura in cui essi contribuiscano alla creazione di valore economico per gli aderenti.

In generale in Europa l’approccio che sembra aver incontrato maggior favore è quello di un supporto indiretto, attraverso l’introduzione di misure che favoriscano la trasparenza delle politiche di investimento in modo da promuovere il ruolo attivo degli stakeholders.

In pratica, piuttosto che indicare direttamente ai fondi la strada da seguire, i legislatori nazionali hanno preferito stabilire delle condizioni di contesto (norme di disclosure) tali per cui siano i portatori di interesse – e tra questi in primo luogo gli aderenti – a spingere gli amministratori dei fondi verso approcci di maggiore responsabilità sociale.

La moral suasion del legislatore sembra però non ottenere sempre i risultati sperati o, quantomeno, è stata caricata spesso di aspettative eccessive.

 

RUOLO DELL’UE

Anche la Commissione Europea ha intrapreso una riflessione su questi argomenti, a partire dal libro verde intitolato “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese” (2001), sino alla comunicazione emanata l’anno successivo che raccoglie i risultati di un ampio dibattito pubblico sui temi della responsabilità sociale e arriva a formulare una più esplicita indicazione di policy. In particolare, “La Commissione invita i regimi professionali e di pensione e i Fondi di investimento nel commercio al dettaglio ad indicare se e in che termini essi tengano conto di fattori sociali, ambientali ed etici nelle loro scelte di investimento. La commissione incoraggia iniziative volte ad assicurare il monitoraggio e il benchmarking delle pratiche dei fondi di pensione e di investimento, che interessino o favoriscano la responsabilità sociale di impresa, e invita il foro multilaterale sulla responsabilità sociale di impresa a valutare la possibilità di stabilire un approccio comunitario comune“.

 

PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI ADOTTATI IN ITALIA

Il forum per la Finanza Sostenibile ha presentato alle Commissioni parlamentari competenti e al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali una proposta di emendamento alla legge delega in materia di previdenza complementare che così recita:

“Nel progetto legge n.2145, è aggiunto il seguente periodo:

i) individuare le iniziative e le misure che possono favorire l’applicazione da parte dei fondi pensione di criteri di responsabilità sociale sia nella gestione dei portafogli finanziari che nell’esercizio dei diritti legati alla proprietà dei titoli”.

 

GLI ATTORI NEL MERCATO

La crescita dell’ISR è il risultato di una interazione complessa tra numerosi e diversi soggetti a vario titolo coinvolti nel settore della previdenza complementare. L’introduzione del tema della responsabilità sociale arricchisce il dibattito di nuovi elementi, rappresentati e sviluppati da attori prima estranei al confronto. Tra gli attori nel mercato giocano un ruolo di primaria importanza i fornitori di servizi finanziari, quali le banche, le SGR e la Comunità finanziaria in generale: a loro spetta la gestione quotidiana degli asset che giorno dopo giorno deve condurre all’obiettivo di restituire una somma adeguata al lavoratore una volta raggiunta l’età della pensione.

Parallelamente alla crescita del mercato degli ISR si è sviluppato anche il settore dei fornitori di servizi consulenziali: si tratta di centri di ricerca specializzati nella valutazione del comportamento ambientale e sociale delle imprese. Al di là del merito tecnico del loro contributo, questi centri hanno svolto un ruolo importantissimo di promozione del dibattito.

La comunità delle imprese, in particolare di quelle quotate, ha colto solo in parte le opportunità dell’ISR. A tutt’oggi molte società semplicemente ignorano le richieste di disclosure che arrivano dagli investitori socialmente responsabili e dai loro analisti. L’introduzione dei FP potrebbe rappresentare per il sistema delle imprese una grande opportunità per finanziare a costi relativamente bassi la propria crescita ed in particolare per sostenere strategie volte allo sviluppo di pratiche di responsabilità sociale, con ricadute positive su tutta la collettività.

In un FP, e soprattutto in un fondo chiuso, un ruolo molto importante è giocato dai sindacati. Attraverso le rappresentanze nei Cda, possono contribuire ad orientare le scelte di politica di investimento, facendo pesare la loro attenzione ai temi della solidarietà e della tutela dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.

La posizione dei sindacati è però aperta ad alcune criticità, soprattutto in relazione alla possibilità che, nella scelta dei criteri di investimento, vengono esclusi imprese o settori di imprese: i lavoratori di quel settore finirebbero col subire le conseguenze delle difficoltà finanziarie che i loro datori si troverebbero ad affrontare per il più difficile accesso al mercato dei capitali. Inoltre, non può essere escluso il conflitto di interesse che si potrebbe determinare a causa del doppio ruolo delle parti sociali, da un lato rappresentanti dei lavoratori o dei datori di lavoro, dall’altro amministratori di FP che partecipino il capitale di un’impresa impegnata in una trattativa di lavoro.

Se nei Paesi con una buona tradizione di relazioni industriali e di dialogo tra sindacati e imprese, lo sviluppo dei FP-SR è stato relativamente facile, negli altri paesi, dove la contrapposizione tra sindacati e imprese e tra sindacati e governo è più forte, le cose sono andate diversamente.

In Italia le diverse confederazioni si sono avvicinate all’argomento negli ultimi due anni, in modo più o meno organico, organizzando incontri di tipo seminariale e affrontando l’argomento direttamente o attraverso esperti della materia.

Sui fattori di contesto domina il ritardo della riforma delle pensioni dovuta alla coscienza, da parte dei governi, delle difficoltà alle quali si va incontro una volta aperta la discussione tra le parti sociali.

Il caso italiano, come quello francese, esprime la necessità di perseguire un consolidamento del mercato della previdenza complementare nel suo complesso prima di incentivare lo sviluppo dei FP-SR.

Per converso, questo ritardo consentirà alla comunità finanziaria italiana di assimilare meglio i concetti dell’ISR e di recuperare la distanza che contraddistingue il contesto italiano rispetto a quello nord europeo.

Per quanto riguarda l’applicazione pratica, la complessità che emerge è rilevante soprattutto guardando ai diversi soggetti coinvolti e alla complessità delle decisioni da prendere.

 

 

 

RICERCA: evidenze empiriche

Un indagine empirica condotta da Avanzi SRI Research ha coinvolto 53 organizzazioni operanti nel campo dei FP in Italia attraverso la somministrazione di un questionario.

Il tasso di risposta è del 54% circa (29 rispondenti).

Il questionario conteneva quesiti inerenti:

– il grado di conoscenza dell’IRS;

– l’applicabilità dei principi ISR ai FP;

– le previsioni per il futuro.

 

 

 

CONOSCENZA DELL’IRS

La maggior parte degli intervistati (il 53,6%) ha dichiarato di conoscere l’ISR abbastanza bene, mentre il restante 46,4% ha dichiarato di conoscerlo poco.

Le fonti di informazione più importanti sull’ISR sono, in ordine decrescente: quotidiani finanziari, convegni, consulenti e riviste specializzate.

Per le risposte ai restanti quesiti appare indispensabile considerare il grado di conoscenza del fenomeno come chiave di lettura: maggiore è il grado di conoscenza, più fondate saranno le risposte.

Tutti i rispondenti individuano nell’esclusione dei titoli delle società considerate non socialmente responsabili e l’inclusione di titoli di società con politiche ambientali e sociali molto avanzate le caratterizzazioni più evidenti dell’ISR.

Il 75% dei rispondenti afferma di essere a conoscenza dell’esistenza di servizi di analisi della responsabilità sociale e ambientale delle imprese. Per quanto riguarda i benchmark “etici” o “di sostenibilità”, essi sono noti a tutti coloro che conoscono abbastanza bene l’ISR.

Passando al tema dei profitti dell’ISR, ancora una volta le opinioni sono influenzate dal grado di conoscenza: chi conosce meno il fenomeno, si dichiara anche poco ottimista al riguardo, facendo risalire i potenziali minori profitti al restringimento dell’universo investibile e all’esclusione di titoli o di interi settori dal portafoglio.

Chi ha affermato di conoscere il settore appare di gran lunga più aperto a tale soluzione: sostiene che l’ISR è neutro (60%) o più profittevole (40%), mentre esclude l’ipotesi di minori profitti. La eventuale maggiore profittabilità sarebbe riconducibile al fatto che il mercato premia le imprese più sostenibili e punisce quelle che lo sono di meno.

 

 

APPLICABILITA’ DI POLITICHE DI ISR

Per quanto attiene il problema dell’applicabilità delle politiche di ISR, i rispondenti al questionario hanno affermato in maggioranza di ritenere che non sussistano “barriere di tipo giuridico all’applicazione di criteri di ISR nelle politiche di investimento dei FP”. Viceversa, aumentano le perplessità in relazione alle barriere di tipo organizzativo/gestionale: il 66,67% dei rispondenti segnala:

– la complessità nella definizione e nella condivisione dei criteri di selezione dei portafogli;

– la scarsa preparazione dei gestori;

– gli eccessivi costi di ricerca;

– la carenza di benchmark affidabili o sostenibili.

 

 

Per il 74,19% degli intervistati non esistono “ragioni di inopportunità all’applicazione di criteri di ISR nelle politiche di investimento dei FP”. Solo in pochi rilevano le possibilità di contrarietà degli iscritti, l’eventuale reazione negativa del mondo imprenditoriale o il rischio che l’immagine del fondo venga associata a temi politicamente controversi.

 

 

PREVISIONI SUL FUTURO

Per il 53,57% degli intervistati, l’ISR è destinato a irrobustirsi sensibilmente, per una quota pari al 7,14% dei rispondenti le previsioni per il futuro sono ancora più rosee tanto da presagire che l’ISR contaminerà l’intero settore dei FP. Per una consistente fetta del campione (il 39,29%) l’ISR rimarrà un fenomeno marginale vista la scarsa sensibilità del mercato e le complessità organizzative. Va segnalato come ancora una volta le maggiori perplessità si registrano tra le file di coloro che conoscono poco l’ISR.

 

 

Federico Versace, AD di Avanzi SRI Research S.r.l.

 

Da uno studio realizzato da Avanzi SRI Research srl e promosso da Mefop e Forum per la finanza sostenibile .Sponsor dell’iniziativa sono stati Pioneer investments, nextra, san paolo wm e Ing.