Il testo in analisi cerca di conciliare la dimensione sociale e la dimensione economico-competitiva della realtà di impresa.
Qual è l’idea fondamentale che L’ha ispirata nella realizzazione di quest’opera?

L’idea chiave che ha guidato la stesura dell’opera è la concezione dell’impresa come “soggetto globale”, non tanto per l’espansione geografica in sé ma per la coscienza della sua multidimensionalità, vale a dire per il fatto che gli obiettivi, i processi, i prodotti, l’impatto, i “risultati” ed ogni altro aspetto della sua vita operativa, hanno al tempo stesso natura economica, legale, culturale, politica, sociologica, psicologica, etica e in generale sociale. La cultura d’impresa che consegue è quella che si confronta con differenti sfere sociali e interagisce con diversi contesti culturali.

Quindi l’instaurarsi di durevoli e stabili relazioni con tutti i soggetti economici coinvolti ed interessati dalla sua complessa attività è fondamento imprescindibile alla sopravvivenza ed allo sviluppo economico di lungo termine, e si configura come dimensione necessaria e decisiva, congruente e parte del globale finalismo aziendale. L’etica assume così valenza decisiva allo scopo di stimolare e garantire la continuazione a “valere nel tempo” di un’attività economica: la realizzazione della dimensione etica dell’impresa non va più considerata un fine subordinato e strumentale al conseguimento di uno scopo economico, o in termini procedurali e privatistici. Categorie come profitto, interesse aziendale e produzione di ricchezza, così debitamente qualificate, sono accolte a fondamento delle valutazioni economiche.
L’opera, che apre piste di riflessione in un’area promettente ma non sufficientemente esplorata, vuole prima di tutto evidenziare che il ruolo della religione nella comprensione e progettazione dei modelli d’impresa, è di promuovere la libertà, un bene privilegiato e prioritario, infinitamente estensibile, che si dà nella relazione creativa e promotrice dell’altro. I valori o convinzioni che sostengono i progetti e le strategie d’impresa sono fondamentalmente criteri sul perché e come si debbono trattare le persone attraverso la mediazione dei processi produttivi.
 
Economia, Etica e Teologia. Quali i legami e le aree di sovrapposizione?
I presupposti antropologici, culturali ed etici di questa visione dell’impresa sono svolti in particolare nell’analisi delle indicazioni autorevoli dell’insegnamento sociale della Chiesa. Il confronto con la Business Ethics fa emergere che l’impresa come comunità non è semplicemente qualcosa di partecipato, ma implica prima di tutto le persone che partecipano, con tutte le loro convinzioni. “Emerge la sfida di correlare la prospettiva della morale personale e la prospettiva della prassi socio-economica. Obbligo, responsabilità e lealtà sono essenziali ed intrinseche all’ordinamento dell’impresa”.
L’approccio all’impresa che include le convinzioni personali permette alle persone di appoggiarsi sulle loro convinzioni nell’attività imprenditoriale, provvede motivazioni alle scelte economiche, e protegge i fini della libertà e dell’uguaglianza. Tale “inclusivismo” ha legittimità storica e culturale ed accresce la creatività: permette all’individuo di essere libero di partecipare creativamente nella vita dell’impresa e nutre il dialogo costruttivo. Un’etica dell’impresa ispirata dalla fede religiosa è una risorsa normativa appropriata per una cultura pluralistica. Questo significa che la teologia dovrebbe partecipare ai dibattiti intorno ai problemi pubblici, incluso quello dell’etica dell’impresa.
 
L’analisi della realtà dell’impresa capitalista e della sua evoluzione nel contesto storico-culturale moderno, la sintesi delle teorie dell’impresa (in particolare il filone neoclassico e la stakeholder theory) con cui l’insegnamento sociale della Chiesa è in rapporto interlocutorio, sono guidate dall’attenzione alle questioni fondamentali intorno al senso del destino umano, questioni implicite ma presenti in tutte le attività produttive e messe in causa dall’estensione del mercato, che si colgono in tutte le risposte che l’azienda dà alle sollecitazioni dell’ambiente, nonché in tutte le azioni intraprese per influire o modificare in senso favorevole l’ambiente stesso.
La teologia sociale si pone in relazione alla cultura dell’impresa, la quale disegna gli ideali direttivi, che, interiorizzati dagli attori, divengono la “missione” dell’impresa, ossia la capacità di perseguire obiettivi di lungo periodo portando ad una qualche unità il normale pluralismo interno.
Il compito della teologia sarà critico e propositivo circa la cultura d’impresa, esplicitando il senso umano che si dà nell’attività di produzione e di scambio economico, e stimolando la creazione di imprese “sostenibili”. L’analisi dell’autore è interessata ad individuare il giudizio che la teologia sociale può portare sulle culture d’impresa così come si configurano nel contesto storico contemporaneo.

L’impresa come organizzazione di persone e di relazioni. Quanto è importante la dimensione umana e relazionale nell’impresa?
Nella seconda parte del lavoro sono abbozzate le linee possibili e strutturali di una riflessione teorico-pratica sull’impresa, con la preoccupazione insieme di indicarne i fondamenti antropologici e le articolazioni etiche più significative. Dopo la messa a fuoco del concetto della responsabilità pluridimensionale dell’impresa, il discorso si svolge intorno a due nuclei fondamentali: la leadership manageriale e l’azione dell’individuo nell’organizzazione imprenditoriale.
Viene proposta e approfondita in tal modo una visione comunitaria ed equilibrata d’impresa in cui autocoscienza, responsabilità e partecipazione non sono solo una derivazione culturale o dei valori puramente funzionali. Tale concezione d’impresa si concretizza in un’interpretazione della responsabilità aziendale, interpretazione comprensiva del senso dell’organizzazione e dell’intreccio dell’individuale e del comunitario in diversi tipi di sistemi culturali. Emerge in particolare un’idea di partecipazione, intesa in senso forte e riferita all’impegno effettivo dei dipendenti, a tutti i livelli, nelle decisioni che li toccano; essa è compatibile con la delega e con la rappresentanza, ed implica uno stile diverso di managers: lo stile di leadership.
IR Top intervista Gianni Manzone, Coordinatore della Specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa nella Pontificia Università Lateranense e membro della redazione della rivista Nuntium.