Che cosa significa parlare di etica nella finanza?
Significa spostare, nella definizione dei criteri in base ai quali effettuare un investimento, l’attenzione verso le ripercussioni dell’investimento stesso sull’economia “reale”, al fine di modificare i comportamenti “finanziari” in senso più sociale ed investire in tutte le attività che si muovono in un’ottica di sviluppo umanamente ed ecologicamente sostenibile. In altre parole, significa considerare valori etici, sociali ed ambientali nella definizione delle scelte di investimento in aggiunta a parametri più tradizionali come il rendimento finanziario. In nessun caso etica nella finanza significa beneficenza, cioè una semplice devoluzione di una parte del rendimento ad iniziative con una elevata valenza sociale ma un’attività concreta e vitale di gestione delle attività di investimento e di risparmio.

Che cosa si intende per investimenti etici?
Investimenti etici, investimenti socialmente responsabili o investimenti con finalità sociali sono tutte espressioni che esprimono lo stesso concetto: considerare valori etici nella definizione delle scelte di investimento in aggiunta a parametri più tradizionali come il rendimento finanziario. Gli investimenti socialmente responsabili appartengono alla cultura anglosassone. Le prime forme di investimento etico sono infatti nate negli anni ’70 negli Stati Uniti e in Inghilterra per rispondere ad alcune situazioni create dal mercato o dalla società e profondamente respinte dalla coscienza e dall’opinione pubblica. Si pensi alla guerra del Vietnam oppure al regime dell’Apartheid allora vigente in Sudafrica. I primi ambasciatori dell’investimento etico furono gruppi di matrice religiosa che, organizzando azioni e persone, cercavano di modificare i comportamenti delle grandi multinazionali. A quegli anni risale anche il primo fondo comune di investimento socialmente responsabile: si chiamava Pax World Fund, fu creato da un gruppo di Metodisti degli Stati Uniti e aveva l’obiettivo di investire in società che garantissero una buona redditività per l’investitore ma che non fossero coinvolte nell’industria della guerra o nelle “azioni del peccato”. Oggi l’investimento etico si struttura in tre tipologie di intervento: lo screening, l’attivismo e l’investimento nella comunità. Con lo screening si individuano una serie di criteri positivi e negativi e si investe solo nelle società che rispettano quei determinati criteri (attribuendo un punteggio a ciascuna società che in gergo è definito Rating Etico). L’attivismo è una tipologia di investimento etico che prevede che l’investitore instauri un dialogo attivo nei confronti della società, ad esempio raccogliendo deleghe di voto e partecipando alle assemblee degli azionisti portando avanti le proprie idee e facendosi portatore degli interessi di investitori che spesso sono azionisti di minoranza e quindi non potrebbero autonomamente condurre un’azione del genere. Infine, l’investimento nella comunità individua programmi di finanziamento rivolti alla promozione del territorio e della comunità locale.


Quant’è diffusa la cultura dell’investimento etico in Italia?

L’Italia è un Paese che registrerà nel prossimo triennio un tasso di crescita degli investimenti etici molto elevato. La proxy internazionale, soprattutto anglosassone, mostra tassi di crescita elevatissimi dell’investimento etico che possono essere ragionevolmente replicati. Il Social Investment Forum, un’associazione di operatori americani del settore, riporta che circa il 13% del risparmio negli Stati Uniti è gestito oggi in maniera socialmente responsabile. In Inghilterra la percentuale è del 7%. Inoltre, in questo Paese, a partire dal 3 luglio 2000, una modifica del Pensions Act del 1995 obbliga indirettamente i Fondi Pensione inglesi a proporre una linea di investimento socialmente responsabile. Negli altri Paesi europei, le quote di mercato dei fondi etici sono in continua crescita soprattutto in Francia, Germania e nei Paesi del Nord Europa. In concomitanza di alcuni fattori di contesto (evoluzione del risparmio gestito, regolamentazione dei fondi pensione, crescente sensibilità dell’investitore) anche in Italia sta crescendo il peso dell’asset gestito in maniera socialmente responsabile. Attualmente, il mercato italiano è in fase di costituzione: esistono 14 fondi che dichiarano di applicare criteri di investimento etici, sociali ed ambientali ed il potenziale è enorme poiché gli investitori si dimostrano molto sensibili ai valori etici.

Che cosa è e come si definisce il rating etico?
Il rating etico è un giudizio sintetico su un titolo oggetto di possibile investimento che si basa su criteri di responsabilità sociale e ambientale. Si parla di rating perché i principi e i presupposti della valutazione sono mutuati dalle tradizionali metodologie di rating finanziario (per fare qualche esempio, quelle di Standard & Poors e Moody’s), ma etico perché, partendo dal presupposto che si stanno ricercando delle società con dei precisi connotati etici, ci si basa su criteri di responsabilità sociale e ambientale tali da soddisfare questi principi.

Quali risultati ha raggiunto finora l’Osservatorio sulla Finanza Etica? L’Osservatorio FINETICA, nel quadro di una più ampia collaborazione tra l’Università Commerciale L. Bocconi e la Pontificia Università Lateranense, svolge un’attività strutturata di ricerca nel campo della finanza etica e degli investimenti socialmente responsabili coinvolgendo team di ricercatori delle due Università. Con questa operatività, l’Osservatorio FINETICA si pone al centro di un mondo in continua evoluzione costituendo il punto di riferimento per tutti quegli operatori che desiderano offrire prodotti caratterizzati da una effettiva gestione etica e non solo da un marchio etico. Uno dei primi ambiti di ricerca dell’Osservatorio è costituito proprio dalla definizione dei principi alla base della finanza etica, ricercando i presupposti originari ed evidenziando implicitamente i limiti dell’offerta di finanza etica in Italia. Il prodotto di questo lavoro è stata la pubblicazione della ricerca “Etica, Finanza e Valore d’Impresa”, edita da EGEA. Nel gennaio 2001, FINETICA ha promosso un convegno per la presentazione della pubblicazione al quale hanno partecipato illustri esponenti del mondo accademico, economico e religioso. Il Convegno, dal titolo “Etica, Finanza e Valore d’Impresa” è stato il primo di una serie di momenti divulgativi progettati per diffondere i temi di analisi della finanza etica.

Quali sono le iniziative in corso o in fase di progettazione dirette a diffondere la cultura dell’investimento etico?
L’Osservatorio si propone di continuare la propria attività di ricerca anche attraverso un arricchimento del team. Un obiettivo di ricerca di breve periodo è coprire la lacuna di una coerente mappatura degli strumenti di finanza etica in Italia e nel mondo. Molti dati sono oggi disponibili sull’importanza del mercato socialmente responsabile in Italia e nel mondo. Ma come sono calcolati questi dati? Quali parametri sono utilizzati per valutare l’eticità o meno di un fondo comune di investimento? La mappatura del mercato socialmente responsabile, parallelamente alla definizione dei principi, ha lo scopo di rispondere a questi interrogativi facendo chiarezza sulle scelte a disposizione dell’investitore. Ciascuno strumento di finanza etica, classificato per tipologia, metodologia di gestione e società finanziaria emittente potrà così essere oggetto di una scelta trasparente da parte dell’investitore. Parallelamente a questa iniziativa, l’Osservatorio FINETICA, si propone di seguire un percorso di divulgazione e informazione al mondo accademico e finanziario sui principi di finanza etica, soprattutto nell’ambito di un’attività mirata alla ricerca scientifica e alla formazione. L’offerta formativa dell’Osservatorio è composta da tre principali categorie di prodotti: corso di master specialistico sul tema della finanza etica e dell’etica nella finanza e nel mercato, workshop e seminari a catalogo su particolari temi e ricerche ed interventi ad hoc su richiesta.

IR TOP ha intervistato Francesco Perrini, Professore Associato di Economia e Gestione delle Imprese nell’Università Bocconi e docente senior presso l’Area Finanza Aziendale e Immobiliare della SDA Bocconi