Il quadro di riferimento

Globalizzazione e competizione
I sistemi economici, nel nuovo scenario orientato alla globalizzazione, fondano la loro competitività sulla produzione, diffusione ed utilizzazione di nuove conoscenze. Occorre realizzare un circuito virtuoso, che veda l’innovazione alimentata dalla ricerca, dalla disponibilità di capitale umano qualificato e dalla capacità di assimilare nuova conoscenza come fattore determinante per lo sviluppo.
La rapidità con la quale la conoscenza si genera e si diffonde dà luogo ad un mondo più competitivo ed interdipendente.
Per rispondere adeguatamente ai grandi mutamenti intervenuti nel ciclo economico internazionale sono in atto presso tutti i paesi industrializzati profonde revisioni delle politiche scientifiche e tecnologiche.

Integrazione Europea e competizione interna
Il Consiglio Europeo di Lisbona (COM 2002/14) ha proposto, tra gli obiettivi prioritari per accelerare la crescita ed una maggiore coesione economica e sociale all’interno dell’Unione Europea, di intensificare gli sforzi e gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica, nell’innovazione e nella formazione con interventi di sistema che accelerino la creazione di uno spazio europeo della ricerca.
In tal modo, trova compimento la formulazione del “Sesto Programma Quadro di R&S per la realizzazione dello Spazio europeo della Ricerca 2002-2006”, i cui obiettivi generali sono:
–         rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche dell’industria della Comunità;
–         favorire lo sviluppo della sua competitività;
–         promuovere le azioni di ricerca ritenute necessarie ai sensi di altri capi del Trattato istitutivo delle Comunità Europee.
La Commissione Europea, su invito del Consiglio, sta attivando un meccanismo di analisi delle infrastrutture esistenti e delle necessità di nuove infrastrutture in tutte le nazioni dell’Unione, anche in vista dell’incremento dei fondi dedicati e della possibilità di attivare politiche di sinergia tra fondi di ricerca e fondi infrastrutturali regionali. Molti paesi si stanno attrezzando per interfacciarsi con questa parte del Programma-Quadro.
All’interno dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’U.E. una quota significativa di risorse è devoluta al sostegno della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell’alta formazione, integrando i relativi interventi in un generale disegno di crescita sociale ed economica.

Le grandi tendenze scientifiche e tecnologiche
Si assiste ad una crescita impetuosa di settori produttivi per i quali l’innovazione è organicamente incardinata sulla scienza e sulla tecnologia: biotecnologie, nanotecnologie, information and communication technology (ICT).
Bioscienza, Nanoscienza ed Infoscienza opportunamente orientate dall’etica dei valori, tendono a caratterizzarsi come i motori della crescita e dello sviluppo sostenibile nei prossimi decenni.

Il posizionamento del Sistema Italia

Da un’analisi dei punti di forza e di debolezza del Sistema Paese Italia risulta che nello scenario mondiale della globalizzazione l’Italia occupa una posizione intermedia. E’ evidente che per consentire al nostro Paese di divenire attore nella competizione internazionale, occorre potenziare la politica diretta a sostenere in modo organico e attraverso strumenti coordinati tutta la catena di produzione e valorizzazione delle conoscenze, che va dalla ricerca scientifica allo sviluppo tecnologico all’innovazione.
All’interno della Unione Europea, l’Italia deve attrezzarsi, anche attraverso organiche forme di partenariato pubblico-privato, per acquisire un adeguato posizionamento competitivo sia in quei settori che già rappresentano per il paese irrinunciabili punti di forza sia per garantirsi una presenza significativa nei settori emergenti ad alta intensità di conoscenza.

Indirizzi e priorità programmatiche della politica scientifica nazionale

Nel contesto internazionale descritto nasce il nuovo approccio strategico della politica scientifica nazionale che mira in primo luogo:
–         a sostenere la capacità autonoma del sistema industriale, che specializza il sistema economico nazionale, ad utilizzare la ricerca e l’innovazione come fonti di vantaggio competitivo;
–         a stimolare l’attitudine del Sistema della ricerca nazionale ad assecondare il processo di modernizzazione del sistema produttivo nazionale e della sua diversificazione anche attraverso la creazione di imprese high-tech.

Le aree prioritarie
In coerenza con gli scenari prospettati, il nostro paese deve attrezzarsi con autonome capacità scientifiche e tecnologiche di rilievo e qualità per acquisire i vantaggi offerti dal progresso scientifico e tecnologico.
In particolare, le priorità programmatiche fanno riferimento ad aree produttive esistenti che si caratterizzano per un maggiore:
•    impatto economico – mercato e occupazione, attuali e in prospettiva;
•    impatto sulla spesa pubblica – anche in termini di costi evitati;
•    impatto sociale – in termini di bisogni e aspettative dei cittadini;
•    posizionamento competitivo del sistema nazionale nelle sue componenti imprese e operatori tecnico scientifici;
•    livello di ricadute degli investimenti in R&S sotto forma di prodotto, processi e servizi ad elevata intensità tecnologica.
Le aree di maggiore rilevanza socio-economica indicate tra le priorità per gli interventi in Ricerca e Sviluppo sono:
–         sistemi di produzione
–         informatica e telecomunicazione
–         energia
–         ambiente
–         trasporti
–         agroalimentare
–         salute
–         beni culturali
Per assicurare a queste aree livelli di competitività sostenibile, si dovrà intervenire, con programmi di ricerca mirati a:
–         accelerare i processi di diffusione delle tecnologie abilitanti già disponibili;
–         creare contesti innovativi per lo sviluppo di nuove tecnologie strategiche e multisettoriali.

Gli assi strategici
Al fine di assicurare una equilibrata evoluzione di tutte le componenti della ricerca convergenti a generare innovazione sono stati individuati quattro assi strategici.
Asse 1. Avanzamento delle frontiere della conoscenza.
Asse 2. Sostegno della ricerca orientata allo sviluppo di tecnologie chiave abilitanti a carattere multisettoriale.
Asse 3. Potenziamento delle attività di ricerca industriale, e relativo sviluppo tecnologico, finalizzato ad aumentare la capacità delle imprese a trasformare conoscenze e tecnologie in prodotti, processi, servizi a maggiore valore aggiunto.
Asse 4. Promozione della capacità d’innovazione nei processi e nei prodotti delle piccole e medie imprese e creazione di aggregazioni sistemiche a livello territoriale.
I quattro assi saranno integrati da specifiche azioni per il potenziamento e lo sviluppo di grandi infrastrutture di ricerca di valenza ed interesse internazionale.

Le azioni di potenziamento del sistema di ricerca nazionale

Il riposizionamento degli attori

Le università  
Il sistema universitario in Italia è cresciuto notevolmente, tanto da registrare una presenza capillare su tutto il territorio nazionale.
I problemi che il sistema universitario avverte sul piano della formazione superiore sono speculari rispetto ai problemi relativi al lavoro scientifico svolto all’interno. Negli atenei, infatti, che aggregano la quota più elevata di ricercatori sul totale nazionale (45,7%), attività didattica e attività scientifica costituiscono un binomio inscindibile. Nel confronto internazionale, il sistema universitario italiano appare debole sia per la capacità di dotarsi di capitale umano giovane e preparato, sia per l’efficacia con cui attira personale scientifico esterno, sia infine per l’entità e le modalità di allocazione e acquisizione delle risorse per la ricerca.
Un vizio di fondo dell’accademia: un eccesso di autoreferenzialità che impedisce un’apertura ai problemi della società e un raccordo sistematico, e non frammentario, con il modo della produzione.
Il Programma Nazionale di Ricerca (PNR), al fine di promuovere una maggiore capacità a fare ricerca e l’eccellenza nel sistema universitario, prevede una serie di importanti interventi relativi, ad esempio, all’aumento degli investimenti per i Programmi di Ricerca di Interesse Nazionale, alla mobilità internazionale dei ricercatori, all’incremento negli assegni e nel numero delle borse per dottorati e post-dottorati, all’attivazione di meccanismi finanziari premianti le sedi universitarie che raggiungono risultati eccellenti nell’attività di ricerca in partnership con le imprese.

Gli enti pubblici di ricerca
Nel PNR (Programma Nazionale della Ricerca) va definito il ruolo che gli Enti Pubblici di Ricerca devono svolgere nel Sistema Innovativo nazionale. La ridefinizione della loro missione ed il conseguente riposizionamento, avviati con decreto legislativo di riordino dai precedenti Governi, non sono stati supportati da adeguati atti di indirizzo.
Non sorprende, quindi, che non sia stato possibile per alcuni Enti attrarre l’interesse delle imprese, sia grandi che piccole, per lo sviluppo di attività comuni finalizzate allo sfruttamento produttivo delle conoscenze.
I nuovi indirizzi sono tesi ad utilizzare il patrimonio di conoscenze e di esperienze detenuto dagli Enti di Ricerca per soddisfare le esigenze di sviluppo del sistema socio-economico. In particolare la mission degli Enti deve essere focalizzata su obiettivi di medio-lungo periodo e di dimensione e complessità tali da richiedere una forte concentrazione di risorse. Dovrà, nello stesso tempo, assicurarsi un equilibrio tra l’obiettivo di generare ricadute nel sistema economico, attraverso una maggiore capacità di interagire con il mondo produttivo, e quello di assicurare spazi adeguati per la irrinunciabile attività di ricerca libera.  

Le imprese
Le imprese svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo scientifico e tecnologico di un paese. I processi di modernizzazione, imposti dal confronto sul mercato globale, richiedono un sistema imprenditoriale che incorpori competenze tecnologiche e attitudini ad elaborare e sviluppare innovazione.
Di fatto il carattere destrutturato del nostro sistema industriale, la prevalente specializzazione nei settori tradizionali, il predominante riferimento ad un mercato locale e la scarsa dotazione di risorse tecniche e finanziarie comportano che le attività di ricerca formalizzata interessino soltanto un esiguo numero di aziende.
Le azioni che vanno promosse a livello di sistema industriale:
–         diffusione della cultura dell’innovazione ed erogazione di servizi di informazione, consulenza e assistenza a favore delle imprese;
–         concessioni di vantaggi fiscali alle aziende che si rivolgano per le loro esigenze di ricerche alle Università, agli Enti Pubblici di Ricerca di appositi finanziamenti proporzionati all’entità delel collaborazioni avviate con l’industria e alla qualità dei relativi risultati;
–         concessione di vantaggi fiscali alle aziende che si rivolgano per le loro esigenze di ricerca alle Università, agli Enti Pubblici di ricerca e ai Centri di Ricerca privati;
–         incremento nelle agevolazioni alle assunzioni dei dottori in ricerca nelle imprese;
–         aumento delle incentivazioni al passaggio, temporaneo e definitivo, di ricercatori dalle Università alle imprese;
–         finanziamento di iniziative congiunte tra Stato, Regioni, Province, Comuni, Imprese, finalizzate al sostegno di start up e spin off di nuove imprese nei settori ad alta tecnologia.

Le azioni orizzontali

Le iniziative di collaborazione internazionali
Alcuni filoni di ricerca sono realisticamente perseguibili solo su scala internazionale, in una dimensione che va aldilà dell’Unione Europea. Per programmare iniziative di questo tipo sono attivi da tempo organismi multilaterali.
Le Linee Guida confermano la centralità della partecipazione italiana alle attività di questi organismi.
Nella definizione del Programma Nazionale della Ricerca dovranno essere individuate concrete proposte italiane per orientare un processo evolutivo in atto nella dinamica delle relazioni tra questi organismi e l’Unione Europea anche per effetto dei crescenti ruoli che questa va assumendo in comparti un tempo di esclusiva competenza degli organismi settoriali.

 I rapporti bilaterali
In una molteplicità di settori tecnologici, risultati positivi sono stati ottenuti anche da rapporti di collaborazione internazionale di tipo bilaterale.
Tra gli interlocutori prioritari, ci sono certamente in una logica di complementarietà, i paesi dell’Unione Europea, e in particolare quelli del bacino del Mediterraneo, e gli USA, che per entità, ampiezza e qualità dei risultati della ricerca scientifica e tecnologica costituiscono un riferimento di assoluta eccellenza.

Il potenziamento del capitale umano

Nel nuovo quadro delle forze competitive è necessario che la politica scientifica e tecnologica accresca il numero, innalzi la qualità e curi lo sviluppo delle risorse umane per la ricerca e lo sviluppo tecnologico che, in Italia, hanno registrato nel corso degli ultimi anni un consistente degrado, tanto a compromettere non solo la crescita del sistema, ma il suo stesso “metabolismo basale”.
Le azioni da sviluppare sono:
–         la formazione interdisciplinare nella ricerca e sviluppo tecnologico
–         il sostegno all’attrattività del lavoro scientifico
–         la mobilità interna ed esterna dei ricercatori
–         la cultura manageriale del personale scientifico
–         la cultura di progetto nei ricercatori

La sensibilizzazione della Pubblica Opinione

La collettività va coinvolta nel dibattito e nei processi decisionali relativi alla ricerca.
Oggi la pervasività della scienza in tutto lo spazio sociale obbliga ciascuno a misurarsi con la portata e l’accettabilità dei suoi contenuti e del suo impatto.
Alla diffusione delle conoscenze scientifiche va riconosciuto un rilievo molteplice. Essa consente:
–         lo sviluppo culturale della popolazione;
–         lo sviluppo di una democrazia matura;
–         la legittimazione dell’attività scientifica;
–         lo stimolo a innovare e qualificare i prodotti.

Gli investimenti pubblici aggiuntivi per il potenziamento del sistema nazionale della ricerca e l’impatto economico-occupazionale

Tutti i paesi hanno preso maggiore coscienza del fatto che il reale motore della crescita economica risiede nella capacità di creare ed utilizzare nuova conoscenza.
Un adeguato incremento degli investimenti pubblici risulta essenziale per rimuovere lo stato di limitata competitività complessiva del sistema nazionale della Ricerca rispetto agli standards degli altri paesi industrializzati con i quali il nostro paese deve competere.
Quattro sono i principali fattori di criticità:
–         sottodimensionamento nelle risorse umane e strumentali
–         bassi livelli occupazionali nelle attività di lavoro scientifico e tecnologico
–         limitata collaborazione tra le unità di ricerca
–         deboli interazioni tra scienza ed industria
Per il triennio 2003-2006 sono previsti investimenti pubblici aggiuntivi per la crescita del sistema ricerca ripartiti su quattro assi strategici:
–         sostegno delle attività di ricerca di base del sistema scientifico italiano, mirate all’avanzamento delle conoscenze;
–         sostegno della ricerca di base orientata allo sviluppo di tecnologie chiavi abilitanti a carattere multisettoriale;
–         potenziamento delle attività di ricerca industriale e delle collaborazioni pubblico-private;
–         programmi di collaborazione a livello territoriale.
L’allocazione delle risorse aggiuntive tenderà a realizzare una forte azione di stimolo da parte del sistema pubblico sulla spesa delle imprese, da raggiungersi attraverso nuove forme finanziarie e di partenariato.

L’impatto economico e occupazionale degli investimenti in R&S
Il ruolo degli investimenti nella ricerca è generalmente riconosciuto come critico e assai rilevante dagli studiosi e dagli analisti delle organizzazioni sovranazionali. Non esistono però metodi soggettivi ed univoci per quantificare o misurare l’entità degli effetti rivenienti dagli investimenti nella ricerca, né per stabilire quale sia il livello ottimale di finanziamento pubblico della ricerca stessa.
Nonostante le difficoltà di valutare quantitativamente i benefici economici e sociali degli investimenti in R&S, a causa della diversità e della specificità dei settori industriali e della complessità delle relazioni fra i fattori di produzione, emergono dai più recenti studi in proposito, valutazioni convergenti circa l’effetto positivo degli investimenti in Alta Formazione e R&S sulla crescita competitiva dei Sistemi economici nei paesi industrializzati.
Si può evidenziare che numerosi studi di singoli settori, condotti su basi fortemente empiriche, convergono nello stimare un rendimento degli investimenti privati in R&S mediamente nella fascia tra il 20 ed il 30% annuo – fonte United States General Accounting Office.
Studi più recenti stanno affrontando il problema della quantificazione del beneficio sociale ottenibile dagli investimenti pubblici in R&S.
Il recente rapporto (2002) “The impact of RTD on competitiveness and employment” quantifica, sulla base di analisi economiche basate su serie storiche, che tengono conto sia degli effetti di ritardo temporale sia di accumulo, il contributo del progresso scientifico e tecnologico alla crescita economica in un valore dell’ordine del 50%.

Per quanto concerne, più specificatamente, i benefici economici delle attività di ricerca base, una recentissima rassegna critica effettuata dallo Science Policy Research Unit – Università del Sussex – UK “the economic benefits of publicly funded basic research: critical review” – Research policy 30 – 2001 -, sulla base del complesso degli studi econometrici attualmente disponibili, ha identificato una molteplicità di specifiche ricadute:
–         aumento dello stock di conoscenze liberamente accessibili;
–         aumento di personale di alta qualificazione;
–         aumento del numero di prodotti e processi di interesse industriale;
–         incremento nel numero di brevetti;
–         creazione di nuove imprese high-tech.