“Le banche hanno un ruolo importante nel rendere più compatibile il sistema economico con le esigenze dello sviluppo sostenibile. L’assunzione della propria fetta di responsabilità sociale costituisce un’opportunità di esprimere al meglio il proprio ruolo, in termini di cittadinanza d’impresa”.
“Per le imprese si tratta di individuare un nuovo modello di relazioni economiche e sociali che consenta loro, senza rinunciare al profitto, di conciliare la dimensione economica con le dimensioni sociali e ambientali coinvolte nell’esercizio della loro attività.”
Così si è espresso il Presidente di ABI, Sella, in un’occasione pubblica, il 29 maggio u.s.Entrano così in gioco tutti gli stakeholder, dai clienti ai consumatori, dai fornitori ai dipendenti, dai cittadini agli azionisti, fino a ricomprendere le generazioni future.Sensibile a queste problematiche, l’ABI ha esteso il proprio campo d’azione assumendo alcune importanti iniziative.ABI, ad ottobre 2001, ha aderito al “Forum per la Finanza Sostenibile”, una associazione senza fini di lucro, che si propone di evidenziare le implicazioni derivanti dall’esercizio dell’attività finanziaria sulla sostenibilità dello sviluppo e di diffondere l’informazione e la conoscenza su questi temi, promuovendo il dialogo tra i diversi portatori di interessi. Ma ancor prima, nel maggio del 2001, ABI aveva predisposto e presentato un modello di redazione del Bilancio sociale per il settore del credito.
Il Bilancio sociale rappresenta, a nostro avviso, un valido strumento di strategia e di comunicazione d’impresa, da intendersi come un rendiconto, complementare al bilancio di esercizio annuale, finalizzato ad offrire agli stakeholder dati quantitativi e qualitativi sulle numerose attività svolte dall’impresa,  anche in ragione delle finalità sociali dalla stessa assunte consapevolmente nelle proprie iniziative.
Il modello unico di settore – che costituisce la prima esperienza in tal senso in Italia – è il frutto del lavoro svolto da un gruppo di esperti di banche che avevano già maturato una significativa esperienza in tale campo, di esperti ed in particolare dell’Istituto europeo per il bilancio sociale e di KPMG che hanno messo a disposizione le propie vaste conoscenze in argomento.
Non è un caso che il coordinamento dell’iniziativa sia stato assunto, in ambito ABI, dall’Area Sindacale e del Lavoro, dal momento che i fra i principali stakeholder dell’impresa bancaria vi sono i lavoratori e coloro che li rappresentano, i Sindacati.
Il “Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia”, presentato dal Governo nell’ottobre 2001, contiene un intero paragrafo dedicato al tema della “responsabilità sociale delle imprese”, condividendo i principi contenuti nel Libro verde del luglio 2001 presentato dalla Commissione delle Comunità europee; documento quest’ultimo che costituisce per tutti, come ben noto, la cornice entro la quale ci si muove per promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese.
Opportuno è stato chiarire che per responsabilità sociale non si intende riferirsi solo al semplice adempimento degli obblighi di carattere normativo imposti da leggi o contratti, ma all’impegno delle imprese di andare oltre tali obblighi, investendo nelle risorse umane e nel campo sociale e considerando ciò una scelta strategica vincente, nell’ottica stessa della produttività e del profitto.
La sollecitazione del Governo italiano a tutti gli attori sociali a prestare attenzione alla responsabilità sociale è dunque raccolto da ABI.
Anche l’interesse dei Sindacati sul tema è, del resto, reso evidente da diverse inziative che essi hanno assunto, anche di recente, in tema di etica, socialità e ambiente.
Lo stesso accordo 4 aprile 2002 stipulato da ABI con le Osl per il rinnovo della parte economica del ccnl, contiene un esplicito impegno a definire un “protocollo sulle prospettive del settore, che costituisca la comune base di riferimento per realizzare uno sviluppo delle imprese bancarie socialmente sostenibile e compatibile”.
Tornando al Bilancio sociale, il documento realizzato da ABI è un modello di redazione che tiene conto delle esperienze pratiche fino ad oggi maturate in Italia e all’estero (con particolare interesse si è guardato allo schema elaborato dall’IBS-Istituto europeo per il bilancio sociale, in quanto risultava essere quello già sperimentato dalla maggior parte delle Aziende Associate che hanno fatto parte del gruppo), ma rielaborato tenendo conto delle specifiche esigenze delle Banche e delle Casse di Risparmio s.p.a.
Il documento – approvato dal Comitato Esecutivo dell’ABI il 28 febbraio scorso – si prefigge di individuare la struttura ed i contenuti minimi che un bilancio di questo tipo deve avere per essere considerato tale a tutti gli effetti.
Abbiamo voluto articolare il lavoro in due parti: una prima, di carattere ricognitivo, in cui si è descritto lo scenario socio-economico nel quale si è sviluppata la cultura del Bilancio sociale, con una descrizione delle esperienze nazionali e internazionali, sia nel settore del credito che in altri comparti produttivi; nella seconda parte, invece, si è descritto il modello di Bilancio sociale per il settore del credito.
Esso consta di tre sezioni fondamentali: la descrizione dell’identità aziendale, il rendiconto e la relazione di scambio sociale.
L’identità aziendale ripercorre la storia della banca, descrive il contesto di riferimento, i valori, la missione, l’assetto organizzativo, il disegno strategico, il piano programmatico e quelle che  sono state chiamate le scelte qualificanti, ovvero le azioni più significative compiute dalla banca in attuazione del piano programmatico.
Tra le caratteristiche del modello ABI/IBS vi segnalo il rafforzamento proprio degli elementi costituenti il codice dell’impresa; in particolare sono stati ripresi valori della Carta dei Valori Umani di Nova Spes, recepita dall’ONU nel 1989 e del codice di comportamento dell’ABI, quali la valorizzazione delle risorse umane attraverso percorsi di accrescimento professionale e di partecipazione agli scopi dell’impresa, il rispetto e la tutela dell’ambiente, l’agire con trasparenza, diligenza e professionalità, il fornire al cliente l’assistenza necessaria per migliorare l’utilizzo e facilitare la comprensione dei propri prodotti/servizi, il garantire la riservatezza del trattamento delle informazioni da parte del proprio personale.
Il rendiconto è lo schema che fornisce i dati relativi al conto economico, riclassificati in modo da evidenziare la formazione e la distribuzione del valore aggiunto tra tutti coloro che, a vario titolo, hanno una relazione di scambio con la banca.
Tra i dati significativi di gestione, che costituiscono un requisito del Bilancio sociale ABI/IBS, vorrei sottolineare l’attenzione dedicata agli indici di efficienza del personale, accanto a quelli patrimoniali e di profilo reddituale.
Infine, la relazione sociale consiste nell’analisi dei diversi aspetti dello scambio sociale tra la banca e il contesto in cui opera, finalizzata a fornire una visione completa e trasparente della complessa interdipendenza tra l’attività dell’impresa e i suoi numerosi interlocutori.
Anche qui, ritengo fondamentale l’importanza riconosciuta allo scambio sociale tra Banca e risorse umane, attraverso l’espressione di dati relativi alla politica delle assunzioni, alla politica delle pari opportunità, alle attività sociali, alle relazioni industriali, alla formazione, ai sistemi di remunerazione e incentivazione, nonché, naturalmente, alla sicurezza e alla salute sul luogo di lavoro.
Il gruppo di lavoro ha voluto anche accennare ad altri aspetti importanti nel processo di redazione di un Bilancio sociale.
Mi riferisco, per esempio, al “sistema di rilevazione” che persegue il duplice obiettivo di raccogliere le aspettative dei diversi interlocutori al fine di monitorarle per meglio orientare le future scelte di gestione e di verificare il grado di consenso degli stessi interlocutori rispetto ai comportamenti espressi dall’azienda, per eventualmente correggere il piano di gestione.
Il gruppo di lavoro ha rilevato in proposito come sia necessario arrivare a definire e codificare principi, norme e procedure che consentano una rilevazione oggettiva e monitorabile, in vista della standardizzazione di parametri e indicatori comuni, utili a comparare le performance aziendali nei diversi aspetti delle relazioni socio-ambientali.
Il modello ovviamente non è vincolante: così come è libera la scelta di redigere o no un Bilancio sociale, altrettanto libera è la scelta se adeguarsi o meno a questo schema, anche se l’auspicio di ABI è che il modello riscuota un ampio successo tra le banche, come sembra stia avvenendo, soprattutto perché, come accennato, esso è una elaborazione originale e mirata per il settore del credito.
Indubbiamente, come già ricordato, lo schema proposto non è definitivo. Esso rappresenta un primo passo verso la predisposizione di modelli di redazione sempre più efficaci e completi.
Questa operazione di affinamento e adattamento potrà avvenire solo con la collaborazione delle aziende, che direttamente stanno sperimentando lo strumento del Bilancio sociale.
Al riguardo si segnala che, nel corso di quest’anno, è stato costituito da ABI un Osservatorio per il monitoraggio dei Bilanci sociali redatti dalle aziende del nostro settore, allo scopo di approfondire, comparare e valutare le prassi applicative, per aggiornare ed innovare il modello ABI, nella prospettiva più generale della responsabilità sociale d’impresa.
L’opportunità di proseguire l’attività di ABI per lo studio e l’implementazione del Bilancio sociale è legata al diffuso interesse tra le aziende associate per la materia – come confermato anche dalla significativa partecipazione ai corsi di ABIFormazione – e all’esigenza di migliorare il modello ABI, rendendolo sempre più rispondente sia ai valori tempo per tempo espressi dal contesto sociale di riferimento, sia agli obiettivi che l’impresa bancaria intende perseguire attraverso l’utilizzo di questo documento.
L’attività di monitoraggio consisterà, in generale, in una accurata analisi di merito e di metodo di ciascuno dei Bilanci sociali redatti dalle aziende del settore del credito, così da evidenziare le soluzioni innovative riscontrate, utili al miglioramento del modello ABI. Riteniamo, in particolare, di fondamentale importanza implementare la strumentazione che consenta di confrontare fra loro i documenti redatti dalle diverse imprese.
Ciò che è determinante è poter riscontrare in concreto che il Bilancio sociale rappresenta il momento terminale, il rendiconto appunto, di una modalità operativa della banca attenta ai valori sociali in tutte le sue iniziative: non deve cioè trattarsi di un documento autoreferenziale o ancora peggio priva di riscontri nel tempo. L’azienda che enuncia in un certo anno i propri obiettivi, deve poi essere pronta a dar conto l’anno successivo dei risultati raggiunti, in altri termini dell’eventuale scostamento tra obiettivi e risultati. Viceversa gli effetti negativi possono risultare dirompenti per l’immagine stessa dell’impresa.
Del gruppo di lavoro, coordinato anche in questo caso dall’Area Sindacale e del Lavoro dell’Associazione, fanno parte le aziende che hanno già sperimentato la redazione del bilancio in parola o che comunque hanno manifestato un particolare interesse per l’argomento, da esponenti autorevoli del mondo accademico, dell’Istituto europeo per il bilancio sociale, nonché di Società di consulenza quali KPMG e PricewaterhouseCoopers. Naturalmente la partecipazione ai lavori del Gruppo non è preclusa ad ulteriori aziende del settore che siano disponibili a fornire il proprio apporto d’esperienza.
In relazione a quanto suesposto, allo scopo di acquisire tutte le informazioni utili alla miglior prosecuzione dei lavori dell’Osservatorio, gli Associati che abbiano redatto un Bilancio sociale sono stati invitati a trasmettere ad ABI tale documento; l’invio può riguardare anche “bilanci ambientali” o comunque gli atti riconducibili nella sfera della rendicontazione delle iniziative collegate alla c.d. “responsabilità sociale d’impresa”.
Ho accennato pocanzi alla volontarietà dell’utilizzo del modello: è questo un punto centrale della idea di ABI che ritiene non sia accoglibile nel nostro ordinamento un sistema, quale quello francese, ove la legge prevede l’obbligo di redigere e pubblicare un Bilancio sociale per le imprese che superino una certa dimensione.
In questo quadro e con questa posizione ABI è attiva anche in Europa, ed in particolare nella sede della Federazione bancaria europea e nell’ambito del dialogo sociale sul tema della social responsibility, che si è arricchito, proprio nei giorni scorsi (il 2 luglio u.s.) di un’ulteriore comunicazione della Commissione UE concernente la “Corporate social responsibility: a business contribution to sustainable development”.
Altro tema connesso sul quale ABI si è impegnata per approfondimenti e iniziative, è quello della lotta alla c.d. esclusione sociale. Come noto è in atto nell’UE un processo di sviluppo di indicatori comuni per misurare la povertà e l’emarginazione sociale in tutti gli Stati membri allo scopo di realizzare l’obiettivo strategico di una maggiore coesione sociale di qui al 2010.
In questo quadro si inserisce la problematica dell’accesso ai servizi finanziari e bancari “di base” (e cioè di quelli da offrire all’utente a richiesta dello stesso) al fine di promuovere iniziative per facilitare l’inclusione bancaria per quelle fasce di popolazione esposte al rischio di emarginazione (ad esempio gli immigrati): può trattarsi dell’apertura di un deposito o conto corrente con oneri ridotti; dell’utilizzo del bancomat o di altra carta di debito o credito; dell’invio di denaro all’estero con commissioni contenute; dell’accesso a piccoli finanziamenti, etc.
Infine, vorrei ricordare che nella Relazione all’Assemblea ABI del 26 giugno scorso, il Presidente Sella ha messo l’accento su alcuni profili di notevole interesse ai nostri fini, a testimonianza concreta dell’interesse per la problematica.
Anzitutto l’impegno a sviluppare nuove strategie comunicazionali per mettere a disposizione dei risparmiatori gli elementi essenziali per effettuare le scelte finanziarie e soprattutto per far loro comprendere che in ogni caso e per ogni strumento finanziario ad alti rendimenti corrispondono inevitabilmente rischi più alti.
Ma ancora il contributo costante alla lotta al riciclaggio e la collaborazione che le banche possono offrire alla regolarizzazione dell’economia sommersa: in questo campo l’interesse del settore bancario coincide con quello dell’intera collettività.
Sempre in occasione dell’Assemblea di quest’anno sono stati affermati dal Presidente di ABI principi che mi sembra utile ripetere in questa occasione.
“Credibilità, trasparenza, efficacia: sono le parole d’ordine del sistema nel mirare al fondamentale legale di fiducia che deve intercorrere tra risparmiatore e banca.
Questa è l’occasione per annunciare che il settore è impegnato, dai massimi vertici fino agli uomini delle direzioni e delle reti territoriali, nel disegno di un vasto progetto che mira a rimodulare, su basi diverse, la fitta trama delle relazioni che legano le banche alle diverse componenti della società.
Sappiamo, in primo luogo, di dover conciliare l’economicità della gestione con l’esigenza di uno sviluppo sostenibile. Riferimenti alla necessità di farsi parte attiva nei temi della responsabilità sociale si rinvengono nei piani strategici di molte banche, sempre più sensibili agli interessi della comunità. E’ una sensibilità che l’ABI condivide con i suoi Associati.
Sappiamo, in secondo luogo, che la salvaguardia della fiducia e della trasparenza è parte essenziale e irrinunciabile del nostro nuovo atteggiarci verso la società.
La trasparenza, intesa come completezza delle informazioni sui prodotti e servizi bancari o finanziari, è già patrimonio comune. Essa è prevista dalla legge, tutelata con impegno dalle Autorità di vigilanza, praticata con convinzione dalle banche e da tutti gli intermediari che fanno loro capo. Ogni polemica in merito è pretestuosa.
Ma questa è la trasparenza prevista dalla legge; noi, oggi, ci riferiamo ad un altro aspetto: alla necessità che i nostri clienti utilizzino le informazioni disponibili. Vogliamo promuovere un uso cosciente della trasparenza, vogliamo lavorare perché la ricchezza di informazioni agevoli la comprensione degli strumenti finanziari, vogliamo interagire con i nostri clienti in una evoluzione continua.
Sono questi gli aspetti che possono essere migliorati anche da un rapporto più attento, disponibile, professionale con la clientela.
Il sistema assume, in questo senso, un impegno che ho già delineato nei suoi contorni essenziali e che qui intendo ribadire.”

Giorgio Mieli, Responsabile Settore Sindacale ABI
“La business ethics e la comunicazione esterna di impresa”
Università di Pisa, Facoltà di Economia
Lucca, 5 luglio 2002