VEDOGREEN PRESENTA “GREEN ECONOMY ON CAPITAL MARKETS 2012”: 

  • NEL I SEMESTRE 2012 LE QUOTATE GREEN EUROPEE RILEVANO UNA CRESCITA DEI RICAVI DEL 7%; L’ITALIA SI CONFERMA IL MERCATO CON LA PIÙ ALTA MARGINALITÀ (26%)
  • SECONDO L’INDAGINE CONDOTTA DA ISPO PER VEDOGREEN SULLA POPOLAZIONE ITALIANA, GESTIONE DEI RIFIUTI, ENERGIE RINNOVABILI E TRATTAMENTO DELLE ACQUE INQUINATE RISULTANO I SETTORI IN CUI INVESTIRE MAGGIORMENTE IN FUTURO
  • OUTLOOK 2012: FATTURATO E MARGINI INDUSTRIALI IN RIDIMENSIONAMENTO PER L’ITALIA, ATTESE DI CRESCITA PER UK E PAESI SCANDINAVI
  • ALTE POTENZIALITÀ PER IL MERCATO AZIONARIO ITALIANO: MAPPATE DA VEDOGREEN 50 AZIENDE «GREEN» QUOTABILI ATTIVE PRINCIPALMENTE NELL’EFFICIENZA ENERGETICA CON UNA POTENZIALE CAPITALIZZAZIONE DI EURO 4,5 MLD E UN IMPIEGO COMPLESSIVO DI 7.700 DIPENDENTI

Milano, 12 dicembre 2012

Si è tenuta oggi a Milano la conferenza stampa di presentazione dei risultati dello studio “Green Economy on capital markets 2012 – II edizione”, condotto dall’Ufficio Studi VedoGreen su un campione di 113 società green quotate sui principali listini europei, di cui 13 su Borsa Italiana.

L’Osservatorio VedoGreen ha ampliato il proprio contesto di riferimento conferendo mandato a ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) per la realizzazione di un’indagine sulla popolazione italiana e sugli opinion leader, al fine di creare un punto d’analisi più completo sulla Green Economy e sviluppare un tessuto di relazioni ad ampio respiro, anche a livello governativo, che favorisca un forte commitment sullo sviluppo dell’industria green in Italia.

L’industria green europea – spiega Anna Lambiase, Amministratore Delegato di VedoGreen – cresce anche nel 2011 con una performance positiva di fatturato ed EBITDA. Nonostante segnali di ridimensionamento nel 2012, con ricavi medi in crescita del 7% e Ebitda del 2% nel 1H2012, l’Italia si conferma il mercato con la più alta marginalità (26%). Per il 2012 l’outlook è positivo per UK, grazie principalmente all’importante attività di R&D sviluppata e per i Paesi Scandinavi che mantengono un primato sulla solidità del portafoglio ordini; Francia e Germania prevedono una significativa riduzione dei margini. L’internazionalizzazione risulta la principale linea guida strategica annunciata dalle società europee per il prossimo triennio, insieme a una maggiore focalizzazione su business con più elevata marginalità. La grande componente di innovazione legata alla green economy è testimoniata dalla significativa crescita del numero di brevetti depositati a livello europeo, con l’Italia seconda solo alla Germania (dati Dintec e Unioncamere). Vedogreen ha mappato le eccellenze nazionali green private, analizzate nei risultati economico-finanziari 2011 e selezionate sulla base di criteri di analisi finanziaria e requisiti di quotabilità: sono state individuate 50 aziende green che esprimono una potenziale capitalizzazione di mercato di Euro 4,5 miliardi, un giro d’affari complessivo pari a circa Euro 3 miliardi e impiegano complessivamente circa 7.700 dipendenti. L’analisi sulla percezione degli investitori condotta da IR Top per VedoGreen rileva grandi potenzialità dell’investimento nel green per il prossimo decennio, guidato principalmente dall’elevato livello di innovazione che l’industria green può offrire, specie nei comparti industriali piu nuovi legati all’efficienza energetica, eco-mobility, smart grids/smart cities e all’edilizia eco-sostenibile.”

“La green economy – ha commentato Renato Mannheimer, Presidente ISPO – è una rivoluzione silenziosa, che sta producendo un cambiamento culturale in cui responsabilità e prosperità  sono aspetti chiave non più disgiungibili. Progettare un Osservatorio capace di monitorare uno tra i più importanti mutamenti sociali ha una spiccata utilità sociale, perché da un lato ci riferisce il senso del cambiamento e le sue motivazioni profonde, dall’altro ci permette di raccogliere preziose indicazioni sulla direzione da intraprendere. Oggi apprendiamo qualcosa di nuovo sulla green reputation: nel 92% dei casi il consumatore apprezza l’imprenditore impegnato nel recupero e nel riutilizzo dei rifiuti, e nel 91% dei casi dice di accordare  le sue preferenze a imprese che usano fonti di energia rinnovabili; percentuali che in altri momenti si sarebbero dette bulgare. Questi orientamenti altro non sono che l’espressione pubblica di un comportamento privato fattivo, che spinge a consumare sobriamente e a riciclare in modo “etico”.”

“Non c’è dualismo né contraddizione tra industria e green economy. Ma, al contrario, il loro connubio è l’unico capace di ispirare una vera svolta durante la fase di recessione globale – ha commentato Stefano Neri, Presidente e AD di TerniEnergia e Presidente di Italeaf -. Nella contemporaneità, il business verde è uno dei pochi motori ancora trainanti. È anche il settore che può costituire il principale serbatoio di leadership, cioè dell’elemento visionario e propulsivo senza il quale non si può innovare. Un segno che viene colto anche dagli investitori del comparto, che con l’affermazione delle dimensioni industriali e le dinamiche di aggregazione del settore sembrano cogliere un’opportunità per ottenere una crescita superiore nel prossimo decennio. La tendenza lascia intravedere l’apertura di scenari inediti anche per il nostro Paese, avvicinando per la prima volta anche in Italia il management internazionale dei capitali ai nuovi settori industriali ambientali, particolarmente a quelli ad alto contenuto tecnologico. Contemporaneamente, può convivere la funzione di salvaguardia dei beni comuni e di rilievo pubblicistico che pure il settore ambientale deve continuare ad avere con lo sviluppo industriale. Il nostro Gruppo, per queste ragioni, ha deciso di costituire l’acceleratore di impresa Italeaf, per supportare e sostenere la creazione di nuove attività produttive ad alto contenuto tecnologico nei settori della green e circular economy e dell’industria sostenibile. Italeaf seleziona progetti ad alto potenziale, promuovendo il matching tra startup alla ricerca del capitale necessario all’avvio (seed capital) e potenziali investitori. L’appartenenza a un Gruppo con una storia di successo nel settore della green economy e con notevoli expertise produttive, dotazioni infrastrutturali e facilities per l’industria della sostenibilità e per l’attività di ricerca e sviluppo, consente di ottimizzare le attività di mentoring di Italeaf per gli imprenditori. Italeaf combina nel suo nome il concetto di “Made in Italy” e quello di “foglia”, elemento distintivo della sostenibilità e della capacità rigenerativa e di circolazione della linfa vitale creativa. Italeaf persegue una nuova via industriale italiana capace di coniugare sviluppo locale e mercato globale in modi nuovi e imperniato sull’economia low carbon.” 

“VedoGreen – ha commentato Marco Giorgino, Presidente VedoGreen – si propone come il punto di riferimento istituzionale tra la GREEN INDUSTRY e i CAPITAL MARKETS perseguendo 3 obiettivi: favorire il reperimento di risorse finanziarie per le società green (attraverso IPO o ingresso di Fondi Istituzionali nel K); individuare e mappare, attraverso l’Osservatorio, le eccellenze «green» nazionali e gli investitori specializzati a livello internazionale e promuovere il commitment sulle grandi opportunità per il Paese legate all’innovazione dell’industria green e alla finanza.”

L’Osservatorio “Green economy on capital markets” si propone come il punto di riferimento istituzionale tra l’industria green e il mercato dei capitali, monitorando costantemente il settore in Italia e in Europa e fornendo update sui principali risultati a livello economico-finanziario. L’obiettivo principale che VedoGreen si propone è sviluppare relazioni di investimento tra il mondo finanziario (investitori istituzionali, analisti, family office, gestori) e l’imprenditoria green.

Per l’Italia VedoGreen ha selezionato un panel di 13 società green quotate sul listino azionario italiano caratterizzate da una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di Euro e modelli di business focalizzati sulle energie rinnovabili e sulla gestione dei rifiuti. Le società italiane così individuate sono: Aion Renewables, Alerion Clean Power, Biancamano, Eems, ErgyCapital, Falck Renewables, Fintel Energia Group, Frendy Energy, Industria e Innovazione, K.R. Energy, Kinexia, Sadi Servizi Industriali e TerniEnergia.

Per l’estero, è stato individuato un panel di società comparable sui mercati francese (13%), tedesco (29%), inglese (31%), ampliando il campione con le società dei Paesi Scandinavi (15%).

Dall’analisi è emerso un incremento del fatturato delle società green nei Paesi europei, cresciuto in media del 7% nei primi sei mesi del 2012. La variazione dell’EBITDA (+2% rispetto al 1H2011) esprime risultati contrastanti per singolo mercato: Regno Unito e Paesi Scandinavi emergono per incremento dell’EBITDA (rispettivamente +12% e +23% rispetto al 1H2011); l’Italia si distingue in termini di EBITDA margin, pari al 26% rispetto alla media europea del 12%).

L’outlook annunciato dalle società per il 2012 prevede un riposizionamento strategico del core business alla luce del mutato contesto normativo con forme di differenziazione dell’offerta e ottimizzazione della struttura produttiva.

L’Osservatorio ha inoltre selezionato 50 società green eccellenti non quotate sulla base di un insieme di criteri di quotabilità ponderati per differenziazione settoriale, geografica e dimensionale.

Per tracciare una panoramica dettagliata sull’industry, l’Osservatorio VedoGreen ha ampliato la ricerca indagando sull’importanza che riveste il tema della green economy in Italia attraverso il sondaggio sull’opinione pubblica e gli opinion leader commissionato a ISPO.

Dal sondaggio sull’opinione pubblica, condotto su un campione di 800 individui, rigorosamente rappresentativo della popolazione italiana, è emerso come la popolazione abbia una percezione molto positiva verso i temi della Green Economy e della Green Industry. Anche se gli intervistati ammettono una contenuta  conoscenza del settore  si citano soprattutto le diverse potenzialità che il comparto offre, frutto della crescente sensibilità ambientale degli italiani. Tra i settori più interessanti su cui investire, l’Istituto guidato dal Professor Renato Mannheimer segnala la gestione dei rifiuti, le energie rinnovabili e il trattamento della acque inquinate.

Lo studio comprende inoltre i seguenti approfondimenti: “Un core business ambientale e sociale” a cura di Biancamano; “Rinnovabili: un “decalogo” per svilupparle in Italia” a cura di Kinexia; “La circular economy. Un modello alternativo per lo sviluppo economico” a cura di TerniEnergia; “Analisi dell’attività di M&A nel settore delle rinnovabili in Italia” a cura di Rothschild.